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Pazzi per i mercati italiani – 1

04 Apr

Mantova, piazza Erbe: il mercato del giovedì (foto Toni Lodigiani - Provincia di Mantova)

Mantova, piazza Erbe: il mercato del giovedì (foto Toni Lodigiani – Provincia di Mantova)

Cose che non tutti sanno: i turisti stranieri vanno letteralmente pazzi per i nostri mercati!

Chi abita in una città italiana, soprattutto del nord, o ha avuto occasione di visitarne qualcuna, sarà rimasto colpito dai nomi delle piazze più centrali e delle viuzze che di solito si dipanano nei centri storici: piazza (delle) Erbe, piazza Broletto, via della Frutta, via delle Pescherie, piazza dei Mercanti, Campo dei Fiori…
Come mai queste ricorrenze? E’ un caso, o i nostri antenati si divertivano a dare nomi poetici alle loro strade?

Facciamo un passo indietro nella storia. Spesso la piazza delle erbe era posizionata al centro degli insediamenti urbani medievali, e altrettanto spesso essa veniva sovrapposta al precedente Foro di epoca romana, che aveva sia funzioni commerciali (mercato) che politiche.
Le “erbe” sono la verdura e la frutta, da cui prendono nome le piazze in cui, storicamente, sin dal Medioevo e spesso ancora oggi, si sono svolti i mercati dei prodotti agricoli che dal contado venivano portati in città e resi disponibili agli abitanti dei borghi urbani. Allo stesso modo, gli altri toponomi che fanno riferimento a cibi o professioni commerciali, testimoniano la funzione medievale di quel luogo, non di rado mantenuta tuttora.

Ma torniamo all’oggi e facciamo insieme un esperimento.
Provate a frequentare un mercato generalista (esempio, il mercato del giovedì mattina, nel centro di Mantova: offre in prevalenza abbigliamento, scarpe e accessori, oggettistica, casalinghi e qualcosina di alimentare), fermatevi un secondo e ascoltate. Che cosa vi colpisce?
Innanzitutto, la babele di lingue dei suoi visitatori. Tantissime donne slave, famiglie arabe o africane con numerosi bambini nei passeggini, coppie sudamericane, turisti austriaci e tedeschi. Moltissimi mantovani, anche: donne, anziani, giovani, studenti che fanno una capatina prima o dopo la scuola, lavoratori e lavoratrici che si prendono una mezza giornata di permesso dal lavoro.

E poi? I sacchetti in mano. Comprano tutti, ve lo garantisco; tutti hanno almeno uno o due sacchetti di plastica tra le mani. Ogni giovedì, li vedo e li sento dalla finestra del mio ufficio. Le uniche giornate sfortunate (per i clienti ma soprattutto per gli ambulanti, che fanno una vita durissima) sono quelle di pioggia, quando poca gente si arrischia ad uscire e psicologicamente la voglia di shopping scende ai minimi.

Che altro? Ah già: le macchine fotografiche e le videocamere. Se ci fate caso, noterete persone con la testa all’insù che girano per il mercato scattando foto ai palazzi medievali, ai banchi, agli oggetti in mostra, fermandosi ogni tanto a fare domande a qualche ambulante.
Quelli sono turisti stranieri.

Come mai subiscono il fascino di un fenomeno in fondo antiquato, se si pensa che ormai è possibile comprare di tutto, o quasi, on line?
Pensateci… Lunedì la mia opinione.

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Pubblicato da su 4 aprile 2014 in Mercati & mercatini

 

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