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Pazzi per i mercati italiani – 2

07 Apr

Mantova: il mercato contadino del sabato mattina in piazza Martiri di Belfiore

Mantova: il mercato contadino del sabato mattina in piazza Martiri di Belfiore


Ci chiedevamo il 4 aprile: come si spiega che i turisti, soprattutto quelli stranieri, subiscano così tanto il fascino di un fenomeno in fondo antiquato come i mercati, se si pensa che ormai è possibile comprare di tutto, o quasi, on line?

Io credo vi siano ragioni psicologiche (un bisogno umano innato) e altre culturali. Il bisogno innato è sia di contatto fisico – il mercato ci permette di vedere, toccare e annusare le merci – sia di condivisione sociale – il mercato ci permette di mescolarci alla gente, di incontrare per caso qualcuno o darci appuntamento per un caffè, un aperitivo in centro, di scoprire una raccolta di firme, di sentirci parte di qualcosa insomma.

logo del mercatino di antiquariato di Mantova (ogni terza domenica del mese in piazza Sordello)

logo del mercatino di antiquariato di Mantova

Ci sono poi bisogni culturali, innanzitutto quello di andare alla ricerca di testimonianze storiche del passato, che viene soddisfatto a meraviglia dai mercatini d’antiquariato e dai mercatini delle pulci (per una panoramica di quelli mantovani, cliccate qui).
A me non dispiace il Brocante, o Broccante che dir si voglia, un mercatino aperto ai privati che si svolge in città una volta al mese alternando le sedi dell’Arci Papaqua e dell’Arci Virgilio. Si trova di tutto, a prezzi spesso ottimi.

logo del Broccante di Mantova

logo del Broccante di Mantova

Dall’altro lato il bisogno, sentito da fasce sempre più ampie di consumatori di ogni provenienza, di cibi freschi, biologici e/o “a chilometri zero”: esigenza che possono soddisfare invece i cosiddetti mercati contadini, sorti da qualche anno in Italia sulla scorta dell’esperienza austriaca: ad esempio, nel Mantovano è il Consorzio Agrituristico Verdi Terre d’Acqua che li organizza, con appuntamenti settimanali in varie piazze della città e della provincia.

Per certe culture, come la nostra, il mercato fa parte della tradizione e anche chi appartiene alle generazioni più recenti condivide con genitori e nonni l’abitudine a fare shopping qui, o almeno a dare un’occhiata, per confrontare i prezzi con quelli dei negozi, che mediamente sono più alti.
Non è difficile, al mercato del giovedì, incontrare ricche signore della Mantova bene, che non disdegnano un giro in bicicletta alla ricerca di una borsa sfiziosa, di una cerniera particolare o di bottoni soeciali per sostituire quelli mancanti al cappotto vecchio.

Per chi, invece, non è un italiano, ma un immigrato o un turista in visita, il mercato è spesso una meravigliosa, imperdibile scoperta. Ho notato che ciò vale in particolar modo per orientali (giapponesi) e russi, nei cui Paesi per varie ragioni non esiste un equivalente dei nostri mercati.
Certo, in Giappone lo sanno benissimo cos’è un mercato, anzi a Tokyo esiste il più grande mercato del pesce del mondo, ma i nostri sono diversi dai loro.

Quanto all’ex URSS, ho ricordi personali molto nitidi di un viaggio umanitario (2001) in Bielorussia, Paese che purtroppo fatica ancora molto ad uscire dall’economia sovietica: negozi pochi e quasi vuoti, dall’opprimente odore di candeggina, mercati rari e poveri, dove la cosa più eccitante erano gli stereo rubati o gli orologi dell’armata russa.
Per un ex cittadino sovietico, costretto per parte della sua vita alla penuria, alle tessere alimentari e alle code, penso che il mercato sia sinonimo di libertà e di abbondanza: solo così mi spiego il palpabile entusiasmo che percepisco nelle donne dell’est verso questa realtà per noi così consueta.

In molte altre parti del mondo, i mercati sono una realtà quotidiana, ma ogni Paese ha tradizioni e mercanzie diverse, profumi diversi, spezie o frutti mai visti prima, usanze commerciali inusitate (pensate solo all’estenuante contrattazione che tutti, prima o poi, avremo sperimentato al Gran Bazar di Istanbul o nella Casbah di Casablanca).

Di qui la curiosità che uno straniero, da qualsiasi luogo provenga, legittimamente prova verso un mercato esotico, la voglia di fotografarlo, di comportarsi come un bambino curioso, di portare a casa aromi e cibarie che non sa cucinare e che magari non userà mai più.
Visitare il mercato locale è uno degli aspetti più sensoriali della vacanza, un aspetto che ci permette di sentirci realmente in contatto con un mondo di cui magari non conosciamo neppure la lingua, ma che in quel momento sperimentiamo sentendoci per qualche ora parte di un gruppo sociale estraneo. Qualcosa che sicuramente porteremo a casa con noi, qualcosa che ricorderemo.

E, finché esisteranno i bisogni umani di incontrare altre persone, di socializzare, di trovare la storia e di sperimentare altre culture, i mercati continueranno a esistere.

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Pubblicato da su 7 aprile 2014 in Mercati & mercatini

 

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