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Strumenti di marketing turistico 6: splendori e miserie di Twitter for dummies

10 Apr

Scrivo for dummies perché il dummy, ora come ora, sono io!

L’onesta verità? Non ho ancora capito bene se e quanto mi serve, o mi servirà nel medio-lungo periodo, essermi iscritta a Twitter ed essere ricompresa in quella felix metà dei suoi utenti che, a detta degli studi più recenti, lo usa veramente (sia nel senso generale di “twittare” spesso, sia in quello più specifico di “inserire contenuti personali / originali”, ossia di non limitarsi a leggere i tweet delle celebrity e a ritwittarli quando ci piacciono più del solito.

Quindi questo e gli altri post a proposito di Twitter che seguiranno, non riguarderanno la netiquette, la terminologia di questo social e non sarà in alcun modo un manuale d’uso: per onestà, non potrei insegnare a nessuno quello che io stessa comincio a padroneggiare solo dopo qualche mese di tentativi e sulla cui utilità ho ancora parecchi dubbi.

Un’osservazione socio-mediologica però mi permetto di avanzarla subito. Da dove mi viene, diranno i miei venticinque lettori? Semplice, dalla, pur distratta, lettura dei tweet (cinguettii) di alcun opinion leader che seguo (si dice follow) su Twitter.
L’osservazione è: Twitter abolisce completamente le gerarchie ed è, di conseguenza, in questo momento storico il medium più democratico che ci sia. Però le conseguenze di questo livellamento democratico non sono tutte positive.

Aspetti positivi di Twitter

1) La conseguenza positiva principale, come sa anche mia nonna, è che tu Pinco Pallo Qualunque puoi followare le fatidiche opinioni twittate dai tuoi divi preferiti, dal Papa, da Obama e da chiunque abbia più soldi, potere etc. di quanti potrai mai immaginarne. Il divo, il Papa, Obama etc. non possono impedirtelo, mica come in Facebook dove potrebbero darti l’amicizia o no (e togliertela se fai commenti poco carini nei loro confronti).

2) Positiva per chi? Per te cittadino, giornalista, volontario di partito etc. che puoi apprendere in tempo reale detti e fatti memorabili dei tuoi eroi, chiedendo eventualmente spiegazioni e commentandone l’operato.
Ma positiva anche per i suddetti eroi, i quali possono comunicare al mondo intero, in tempo reale e senza filtri, quello che vogliono, senza più timore di essere “fraintesi” dal solito giornalista in mala fede.

3) Positiva anche per noi comuni mortali che, oltre a leggere gli aggiornamenti vippistici, possiamo twittare in proprio, magari facendo perfino lo sforzo di essere originali. L’unico limite è quella dei limiti nel numero dei caratteri. Servono quindi sintesi, abbreviazioni, uso sapiente degli hashtag (i cancelletti # ) etc.

Aspetti negativi di Twitter

4) Un po’ meno positiva per gli uffici stampa, che se i divi e i politici diventeranno tutti come Renzi, twittatore indefesso, si ritroveranno ben presto senza lavoro. Certo, ci sono anche divi che fanno twittare qualcuno al posto loro (es. quando il venerdì sera va in onda Crozza nel Paese delle Meraviglie su La7, ogni due minuti qualcuno twitta sulla pagina ufficiale di Maurizio Crozza le sue battute più belle).

5) Ancor meno positiva, per tutti, è la constatazione che purtroppo anche molti utenti di Twitter, come accade sui blog, sui siti e in altri social network, sono banalissimi troll che si limitano a usarlo per ridicolizzare, fare le pulci, offendere, criticare anche violentemente o con turpiloquio, gli avversari politici e le persone più famose di loro, rendendosi insomma tanto simpatici al twittatore quanto il famoso gattino attaccato ai m****i.

6) Notiamo infine che l’uso continuo e dissennato di Twitter, oltre a giustiziare per sempre la nostra privacy, dà una mano gratis a tutti coloro che vogliono notizie su di noi, dagli uffici marketing (e fin qui siamo ancora nelle leggi del mercato) ai ladri (v. Belén Rodriguez). Magari possiamo anche fare a meno di scrivere che siamo all’aeroporto e che casa nostra è vuota fino al mese prossimo.

Le strategie di autodifesa dei vip sono infinite: da chi sparge inutili badilate di sarcasmo (Guia Soncini), a chi spiega paziente le proprie battute (Luca Bottura), a chi fa come se niente fosse (la maggior parte dei politici).
Credo però che molti di loro si dicano almeno una volta al giorno: ma chi me l’ha fatto fare? Vedi notizie di vip che, al colmo dell’esasperazione, si cancellano da Twitter.

Una cosa molto divertente è vedere gli ex ministri che fanno le pulci a quelli attuali, laddove il primo, poveretto, evidenzia criticando tutta la sua attuale impotenza, e il secondo magnifica ignorandolo il suo attuale potere.

Non illudiamoci: queste note minime di costume, solo in apparenza folkloristiche, ci riguardano tutti, aziende comprese.
Come ho già scritto in un altro post, si può benissimo scegliere di non essere sui social, o su un determinato social. Ma una volta che ci si è dentro, bisogna ballare, e la musica non la decidiamo mai da soli, ma in una vasta e multiforme compagnia: potenzialmente tutto il mondo!

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Pubblicato da su 10 aprile 2014 in Destination marketing tools

 

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