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Cracco, Siffredi e la patata Rustica: un apologo

23 Apr

San Carlo: patatina rustica à la Cracco

San Carlo: patatina rustica à la Cracco

Come tanti altri, D. è ghiotto di patatine. Adora anche quelle aromatizzate, per esempio quelle lime & pepe rosa, che a me fanno schifissimo, e siccome non si trovano ovunque, quando le vede ne fa scorta.

La settimana scorsa, mentre era a Milano per lavoro, D. ha pensato bene di andarsi a comprare cibarie veloci all’Esselunga, un iper che di solito non frequenta perché, dove abita lui, non c’è. E cosa vede? Le patatine San Carlo firmate Cracco!

Ora, sapete tutti chi sia Cracco e quanto lo si veda ultimamente in tv, per cui non sto a farne la storia. Mi interessa invece raccontare una storia buffa di golosità e miopia del cliente-tipo, D. appunto. Un cliente goloso, amante della qualità e che di solito controlla il prezzo al kg!
Il che significa inequivocabilmente che il cobranding Cracco-San Carlo funziona, eccome se funziona.

La sera prima di tornare, mi fa al telefono: “Sapessi cosa mi sono comprato oggi! Delle patatine fantastiche, mica le solite, queste qua son firmate Carlo Cracco!”
Io: “A che gusto?”
Lui: “Un gusto non me lo ricordo, l’altro è alle uova di quaglia e altra roba, quando torno te le faccio assaggiare.”
“Mmmh… allora vedi di non finirtele subito!”
“No-no, ne ho comprato un bel po’, vedrai che roba.”

Arriva finalmente il weekend e ci vediamo. Arrivo a casa sua, ci mettiamo a cucinare, casino, apparecchiamento, pentole che volano, posate ovunque, taglieri che ospitano in successione cipolle, verdure, carne etc. etc.
Mi faccio un bicchiere di bianco e noto sul tavolo da pranzo le patatine residue: le ha addirittura messe in un barattolo di vetro, così si conservano meglio.
Assaggio. Guardo. Assaporo. Intendiamoci, non sono cattive e io ho pure fame, la tipica fame pre-serale, quella che ti rovina se sei fuori a far l’aperitivo. Però l’uovo di quaglia non lo sento.
“E’ molto delicata, gradevole. Però io non lo sento…”
“In effetti neanch’io, ma te l’avevo detto.”
“Ah sì? Vabbè…”

Continuando a cucinare, andiamo su e giù tra la cucina e la sala da pranzo. E finalmente metto a fuoco il sacchetto. Un sacchetto quasi come questo.
Guardatelo bene anche voi perché contiene una brillante lezione di marketing.
Fronte: classico brand centrale in alto, bene in vista, firma in corsivo dello chef centrale in basso, altrettanto bene in vista. Nel mezzo, foto a colori di una patatina Rustica con sopra un uovo all’occhio di bue, una fetta di pancetta e dei semi non meglio identificati.
retro: template diviso verticalmente in due bande. Quella a sinistra occupa i due terzi dello spazio e contiene vari dati a cura del produttore, tra cui scadenza, ingredienti, luogo di produzione e così via. L’ultimo terzo a destra, a cura si suppone dello chef, riporta una breve bio del personaggio seguita da una decina di righe dedicate a una sua ricetta esclusiva: patatine con uova di quaglia, bacon e grani di senape.
Ora è tutto chiaro.
Il sacchetto contiene la buona vecchia patatina grilled, o grigliata, o Rustica che dir si voglia, quella a bande in rilievo parallele, e basta (ho dedotto ciò non dall’assaggio – soggettivo – ma dalla lettura – oggettiva – del paragrafo “Ingredienti”, che cita “patate, oli vegetali, sale”).
Il contributo di Cracco, o del suo ufficio marketing, consiste in una firma sul fronte, una bio e una ricetta sul retro.
Il resto è farina, o patata, del sacco della premiata ditta San Carlo.
L’altro acquisto di D. si rivela essere invece Hamburger di fassona, salsa barbecue e glacialis.
“Scusa, gli faccio, ma tu davvero credevi che qui dentro ci fosse l’hamburger?!?”

Illustro le mie scoperte, con un misto di stupore e ammirazione, a D., il quale un po’ si sente pigliato per il culo, un po’ si vergogna, perché se non fosse stato travolto da una fame atavica ci sarebbe potuto arrivare anche lui, leggendo la lista degli ingredienti, e invece si è fidato delle foto e della firma in corsivo.

Segue un dotto dibattito che mette a confronto la presunta ambiguità di Cracco e la presunta trasparenza di Rocco Siffredi, che nel celebre spot si limitava a dire che la patata è buona ma non fingeva di aver fornito un qualche contributo enogastronomico al prodotto che reclamizzava. Non senza ripensare a Crozza, che proprio la sera prima su La7 di Cracco aveva fatto una gustosa parodia, seguita da quella di Bastianich alias Bastard Chef.

Ah, se vi interessa, sul sito della San Carlo, oltre alla sezione dedicata alla patatina Rustica e ai 12 modi in cui Cracco la sa arricchire di sapori con le sue 12 ricette, ci sono pure un concorso e un videospot in cui il nostro esprime tutta la sua creatività culinaria e il suo fascino barbuto.
Slogan: Carlo Cracco, in cucina con audacia.

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Pubblicato da su 23 aprile 2014 in That's all marketing!

 

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