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Strumenti di marketing turistico 7: la newsletter

02 Mag

Come dev’essere una newsletter per essere letta? Buona.
E da cosa si riconosce una newsletter buona?

Primo: ha un basso tasso di unsubscribe. Un articolo appena pubblicato su Event Report sostiene:

Se un utente non intende più ricevere informazioni da un brand e si disiscrive dalla mailing list, è buona pratica inviargli un breve questionario che può fornire indicazioni sui motivi della sua decisione.

Purtroppo non credo che questa iniziativa serva a molto: ormai la maggior parte degli internauti detesta i questionari e li evita come la peste; dobbiamo ammettere che la customer satisfaction ha fatto il suo tempo.
Da noi la prassi è: rispondere immediatamente all’e-mail di chi chiede la disiscrizione e confermargli che la sua volontà è stata eseguita, salutandolo cordialmente. Avrà un ricordo del nostro ente legato a efficienza e simpatia, e se in futuro vorrà visitare il nostro sito o ricontattarci farà sempre in tempo a cambiare idea.

Secondo: una newsletter valida non viene inviata troppo spesso. Una alla settimana basta e avanza! Non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi.

Terzo: una newsletter accattivante sa integrare in modo equilibrato e armonico testi, foto a colori e link senza diventare un papiro (eccesso di testo), uno spezzatino confuso di album fotografici (eccesso di foto) o un arido e ancor più confuso elenco di link.

Quarto: viene inviata nel momento giusto. Qual è il giorno giusto per inviare la vostra newsletter? Qual è l’ora migliore? Questo potete saperlo solo voi, sulla base dell’esperienza (ad esempio, i feedback di amici e conoscenti) e degli errori passati. Suggerisce Event Report:

un’indagine di Experian indica che la tarda serata e i fine settimana sono i momenti migliori per l’email marketing, in quanto vi è meno concorrenza e i tassi di apertura sono superiori.

In generale è probabile che gli esperti di Experian abbiano ragione (la sera tardi e nel fine settimana la maggior parte della gente è meno stressata e sente meno la newsletter come posta indesiderata), ma penso che in buona parte dipenda anche dal nostro target.
Per esempio, nel turismo i giorni migliori sono il giovedì e il venerdì pomeriggio, in modo che le persone abbiano il tempo di valutare l’offerta ed eventualmente coglierla per quello stesso weekend.

Quinto: ricordiamoci che più o meno la metà degli utenti ci legge da smartphone. Dobbiamo ottimizzare testi e foto per loro, altrimenti si stuferanno e ci manderanno a quel paese (v. punto 1).

Sesto e ultimo: una buona newsletter è scritta in un italiano perfetto. Datemi pure della grammar nazi, ma io se ricevo una newsletter o un’e-mail professionale contenente errori di ortografia / grammatica / sintassi ci resto male e valuto dalla forma scadente anche il contenuto.
Se nel vostro staff c’è una persona brava con internet ma scarsa in italiano, la newsletter fatela fare a qualcun altro. Se c’è qualcuno che ha una formazione umanistica o giornalistica, è lui la persona più adatta.

E voi cosa ne pensate? Da cosa giudicate una newsletter?

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Pubblicato da su 2 maggio 2014 in Destination marketing tools

 

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