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Flight: un’occasione persa, malgrado Denzel Washington

07 Mag

E’un po’ che non vado al cinema. Finiti i fuochi d’artificio dei film da Oscar, arriva quasi solo robetta, e non sempre uno la sera ha ancora banane per rivestirsi, uscire e andarsi a sedere sulle poltroncine rosse. Vuoi mettere il tuo divano, gatti, copertina e cookies?

Lo scorso weekend, con D., ho visto finalmente un film che, con grande disappunto, mi ero persa l’anno scorso al cinema: Flight (di Robert Zemeckis, Usa 2012).
Be’, una delusione somma.

Flight, di Robert Zemeckis, con Denzel Washington (fonte Nanopress)

Flight, di Robert Zemeckis, con Denzel Washington (fonte Nanopress)


Al di là della prestazione, indiscutibile, di un Denzel Washington appesantito spero soltanto per esigenze di copione, purtroppo sceneggiatura e fotografia sono scontatissime.
Nessuno dei comprimari viene valorizzato a sufficienza, compreso il buon Don Cheadle, se escludiamo due memorabili cameo di John Goodman nei panni del giornalista fornitore di droghe del protagonista.
L’attrice che affianca Washington in una sottotrama parallela di degrado e redenzione, la semisconosciuta e puramente decorativa Kelly Reilly, non ha sufficiente smalto per questo ruolo di tossica. Tra i due, inoltre, manca del tutto il feeling, al punto che a fine pellicola, di un rapporto così complicato (è affetto? amore? convenienza?), ci resta un’idea vaghissima.

Ma soprattutto emergono due criticità gravi.
In primo luogo, va sprecata di brutto la splendida colonna sonora, intessuta di magici capolavori della storia del rock, che avrebbe meritato ben altra valorizzazione e in ultima analisi non c’entra quasi nulla con il plot del film.
Non si fa! Non mi puoi promettere nel trailer Gimme shelter e altre meraviglie degli anni 60, e poi ridurmele a due note di sottofondo!

Peggio ancora, è l’ennesima occasione sprecata, per un film americano, di parlare di etica, caso e scelte senza ipocrisie e senza tirare in ballo a sproposito la volontà divina. A paragone, il very politically uncorrect Dallas Buyers Club è da Oscar, e infatti gliel’hanno dato (mentre Flight, un anno fa, ottenne solo un paio di nomination e rimase, giustamente, a bocca asciutta).
Non dico di farne un film satirico, ma tra Mistero buffo e ridurre tutto alla bontà del programma degli Alcolisti Anonimi, ci sarà pure stata una via di mezzo, no?

Nel complesso, Zemeckis avrebbe potuto darci un film kieslowskiano (Il decalogo: non assumere stupefacenti prima di pilotare un aereo), di geometriche passioni, oppure un film yankee intrigante e coraggioso: purtroppo, non gli è riuscita nessuna delle due.

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Pubblicato da su 7 maggio 2014 in Salva & riguarda

 

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