RSS

Perché le nuove élite rischiano di essere peggiori delle vecchie

23 Mag

Interessantissima la replica di ieri, sull’Huffington Post, della blogger Simona Bonfante a un post di Pierluigi Celli sulla questione: come si selezionano le élite nell’Italia renziana, e perché sono così scadenti?

Non che la Bonfante dia torto al professore: semplicemente gli rammenta di essere stato direttore generale della LUISS, e di doversi quindi porre qualche interrogativo e assumere qualche responsabilità per il modo in cui le persone superano percorsi formativi universitari passando poi inspiegabilmente a posizioni apicali nel privato e nel pubblico.

Per tutto il suo grottesco articolo, La Bonfante ci racconta di un personaggio da lei incontrato ai vertici di una multinazionale. Un personaggio che ha tutte le caratteristiche negative stigmatizzate da Celli, ma viene descritto nel suo desolante, becero, trionfale e persino vetero-yuppistico comportamento in azienda.
E, come già avvertiva Celli, personaggi del genere dimostrano in tutta evidenza come non basti l’essere giovane, o donna, o laureato, o tutte e tre, per essere un buon leader.

Parlava anche, Celli, dell’esperienza: ovvero, non basta essere vecchi per essere saggi, ma per essere saggi bisogna avere maturato esperienza sul campo.
Aggiungerò un mio pensierino: spesso la donna in tali posizioni di potere rischia di comportarsi ancora peggio dei maschi. Con o senza laurea. Con o senza tacchi a spillo.

Ma allora di chi è la colpa se ai vertici ci finiscono regolarmente personaggi così? Non posso che concordare con i due articolisti: perché sono yes-men e yes-women. Perché chi comanda (= chi detiene di fatto il potere) non vuole sotto di sé teste pensanti, ma burattini ben pagati e muti.
Di qui il fenomeno tutto italiano della cooptazione : opaca, spesso familistica, senza regole chiare. Scandalosa, insomma.

L’avvento di politici dal nuovo linguaggio, dei quali Matteo Renzi è solo l’ultimo (pur avendo il merito di essere il primo nella galassia di centrosinistra), aveva fatto sperare che si aprisse per il nostro Paese anche una nuova modalità di selezione della leadership, più legato alla meritocrazia, alla trasparenza, ai curricula. Più coraggioso.

Finora però non sembra che stia avvenendo nulla.
Il problema è che, se la politica, la dirigenza pubblica, gli azionisti di grandi e piccole aziende (non dimentichiamo che in molte PMI italiane è tuttora drammatico il passaggio dalla prima alla seconda generazione, per non parlare spesso della terza che affonda definitivamente quanto creato dai nonni e compromesso dai padri) non sono in grado di scegliere ministri, manager, quadri, dirigenti, sindacalisti, non è soltanto quella singola istituzione a deteriorarsi.
E’ il Paese, il sistema-Italia nel suo complesso.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 23 maggio 2014 in Suburra

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: