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L’inarrestabile ascesa delle App

05 Giu

Il 3 giugno Event Report ha pubblicato un post sulla diffusione dei social media e del loro utilizzo a livello mondiale nel primo trimestre 2014.
La fonte è Globalwebindex.

Lo studio di Globalwebindex mi spaventa un po’ perché conferma quello che aveva detto un docente di Four Tourism nel corso di destination marketing cui ho recentemente partecipato a Torino: che entro il 2018 i tablet saranno spariti e sarà normale usare solo lo smartphone per collegarsi a internet.

Chiariamo: non che sia contraria agli smartphone (anzi, mi sto faticosamente decidendo a comperarne uno), né tantomeno che non veda l’utilità delle App (anche in ufficio ne abbiamo appena realizzata una, alla cui realizzazione sono orgogliosa di dire che ho partecipato attivamente, per quanto riguarda contenuti e lingue: italiano, inglese, tedesco).

Penso, però, che conoscere il mondo solo attraverso le App, dalla visuale ristretta del display del proprio telefonino, darà uno sguardo sempre meno panoramico, sempre meno ampio, sempre meno approfondito di qualsiasi argomento.

Certo: una App è progettata per darci, nel modo più veloce e sintetico possibile, qualcosa di piccolo e utile (l’indirizzo di un museo, il numero telefonico della trattoria per prenotare, una mappa parlante per quando ci perdiamo in auto…), ma quanto andrà perduto, in questa microscopizzazione della conoscenza? Quanti si prenderanno la briga di andare oltre quelle 5 o 6 righe di testo, quando c’è, o una foto o un video di 2 minuti?
Veloce, sintetico, piccolo, utile.
Il contrario di lento, analitico, grande e – non inutile – ma disinteressato. Che è poi la cifra della vecchia e ormai disprezzata cultura umanistica.

Attenzione: chi scrive ha valutato entrambe le posizioni e si è schierata a cuor sereno con gli integrati. Non con gli apocalittici. non sto facendo, insomma, quella che si oppone al progresso.
L’unica cosa che possiamo fare è adeguarci, o morire. Non esiste più conoscenza fuori dal digitale (ammesso e non concesso che si possa definire conoscenza l’insieme di infopillole reperite sul digitale, e che esse siano verificabili).

Ma è un fatto paradossale quanto constatabile ogni giorno che il nostro microcosmo si sta sempre più riducendo a misura di smartphone, e dico “si sta” perché mi baso sulla mia esperienza di nata nel 1971.
Per i cosiddetti nativi digitali, questo passaggio non sarà neppure necessario o faticoso, perché impareranno tutto direttamente così, senza percepire differenze.

Io ho fatto tempo a fare ricerche (quanto le adoravo!) su enciclopedie e libri; a consultare cataloghi cartacei di biblioteche, mediateche e archivi. I nostri nipoti non sapranno mai che odore, consistenza e colore aveva la pergamena del ‘200 o come si cercava un saggio introvabile sulle schedine dei cataloghi novecenteschi.
Non si taglieranno le dita con la carta di qualche lettera cinquecentesca, né prenderanno appunti cartacei copiando, sintetizzando, cancellando, scarabocchiando e creando schemini… e non sapranno mai cosa si perdono.

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Pubblicato da su 5 giugno 2014 in That's all marketing!

 

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