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Commento all’Art Bonus

19 Giu

Potrebbe essere il moltiplicatore keynesiano degli investimenti privati nel settore beni culturali?
Che Dario Franceschini puntasse tutto su questo tema, era chiaro già dal fatto che, molto renzianamente (esisteranno delle linee guida renziane per comunicare su Twitter?) si riferisca al suo decreto legge, ogni volta che ne parla o scrive con l’hashtag #artbonus. Quando lo pronuncia, prima gli esce # !!!

Ieri, dopo aver visitato la Domus Aurea di Nerone, il ministro per i Beni Culturali e il Turismo ha ribadito con forza la questione, auspicando che tutte le aziende che negli ultimi anni si erano espresse a favore della compartecipazione pubblico / privato nella gestione dei beni culturali, colgano al balzo l’occasione.
E, in effetti, il 65% di detrazione fiscale sulle donazioni non è poco.

Vediamola allora, la pietra angolare del testo:

                                                       Art. 1
 
ART-BONUS – Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura
 
1. Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nei tre  periodi d’imposta successivi a quello in  corso  al  31 dicembre 2013, per interventi di manutenzione, protezione e restauro di  beni  culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi  della  cultura di appartenenza pubblica e per la realizzazione di  nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti  delle  fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza  scopo di lucro, svolgono esclusivamente attivita’ nello spettacolo, non  si applicano le disposizioni di cui agli articoli 15, comma  1,  lettere h) e i), e 100, comma 2, lettere f)  e  g),  del  testo  unico  delle imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e spetta un  credito  d’imposta, nella misura del:
    a) 65 per cento delle erogazioni liberali effettuate in  ciascuno dei due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013;
    b) 50 per cento delle erogazioni liberali effettuate nel  periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.

2.  Il  credito  d’imposta  spettante  ai  sensi  del  comma  1  e’ riconosciuto alle persone fisiche e agli  enti  non  commerciali  nei limiti del 15 per cento del reddito imponibile, ai soggetti  titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui.  Il credito d’imposta e’ ripartito in tre quote annuali di pari  importo.

Si applicano le disposizioni di cui all’articolo  40,  comma  9,  del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

3. Ferma restando la ripartizione in  tre  quote  annuali  di  pari importo, per i soggetti titolari di reddito d’impresa il  credito  di imposta e’ utilizzabile tramite compensazione ai sensi  dell’articolo 17 del decreto legislativo  9  luglio  1997,  n.  241,  e  successive modificazioni, e non rileva ai  fini  delle  imposte  sui  redditi  e dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive.


4. Al  credito  d’imposta  di  cui  al  presente  articolo  non  si applicano i limiti di cui all’articolo 1, comma 53,  della  legge  24 dicembre 2007, n. 244, e  di  cui  all’articolo  34  della  legge  23 dicembre 2000, n. 388.


5. I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali di cui al comma 1 comunicano mensilmente al Ministero  dei  beni  e  delle  attivita’ culturali  e  del  turismo  l’ammontare  delle  erogazioni  liberali ricevute nel mese di riferimento; provvedono altresi’ a dare pubblica comunicazione  di  tale  ammontare,  nonche’  della  destinazione e dell’utilizzo delle erogazioni stesse, anche con un’apposita  sezione nei propri siti web istituzionali. Sono fatte salve  le  disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati  personali,  di  cui  al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.


6. L’articolo 12 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112 e’ abrogato. Con il regolamento di organizzazione  del  Ministero  dei  beni  e  delle attivita’ culturali e del turismo, di cui all’articolo 14,  comma  3, del presente decreto, si individuano, senza nuovi  o  maggiori  oneri per la finanza pubblica e  nel  rispetto  delle  dotazioni  organiche definite in attuazione  del  decreto-legge  6  luglio  2012,  n.  95, convertito con modificazioni dalla  legge  7  agosto  2012,  n.  135, apposite strutture dedicate a favorire le elargizioni liberali tra  i privati e la raccolta di fondi tra il pubblico.


7. Ai  maggiori  oneri  derivanti  dalla  concessione  del  credito d’imposta  di  cui  al  presente  articolo  si  provvede   ai   sensi dell’articolo 17.

In realtà, il 65% di credito d’imposta è solo per la prima annualità, scendendo al 50% nel secondo e nel terzo anno. La procedura appare abbastanza lunga e farraginosa, ma potrebbe portare buoni frutti e fungere da moltiplicatore keynesiano degli investimenti privati in un settore che ne ha disperato bisogno.

Insomma, fermo restando che per avere dei report sull’efficacia della misura bisognerà attendere almeno l’estate 2015, mi sembra un’ottima idea.

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Pubblicato da su 19 giugno 2014 in Turismo

 

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