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In ordine di sparizione

21 Giu

(SPOILER)
Diciamolo subito: il momento in cui il film diventa interessante è quello in cui intervengono i serbi capeggiati dal boss Papa, un magnifico Bruno Ganz di poche parole, ma eloquente quando serve.Non che Stellan Skarsgard, attore di tutto rispetto, sia poco credibile, anzi: ha la fisicità giusta per il ruolo, l’imponenza, il passo, la faccia giusti.
Le montagne norvegesi spazzate dal vento e dalle nevicate, abbacinate dai riflessi quando c’è il sole; il paesino le cui strade sarebbero impraticabili senza l’opera quotidiana dello spazzaneve del protagonista; ci stordiscono e ci danno l’idea immediata di un Altrove desolato e abitato da un’umanità rada e senza pietà.
Tutto quel che ci aspettiamo, insomma, da un film nordico, compresi i silenzi angoscianti e la comunicazione annullata tra coniugi dopo una tragedia (in questo caso l’assassinio dell’unico figlio, che causa la depressione e poi la fuga senza spiegazioni della madre, nonché moglie del protagonista).

Tuttavia In ordine di sparizione (Norvegia/Svezia 2014, di Hans Petter Moland, 115′, noir) deve molto anche a Tarantino e ai fratelli Coen in certi dialoghi apparentemente inutili (e che al contrario ci dicono molto della mentalità dei protagonisti) e soprattutto nell’efferatezza di molte scene violente condite di umorismo nero.
Del cinema nordeuropeo conserva la severità delle inquadrature e il montaggio lento, insomma la struttura esteriore, così che rimaniamo un poco disorientati dalle scelte stilistiche del regista, che non si capisce bene dove voglia andare a parare.

Molti, dal cinema orientale a quello western agli Usa e all’Italia anni ’70, hanno raccontato l’archetipo del Giustiziere, colui che non credendo nella giustizia ufficiale o non potendovi più contare, decide lucidamente di farsi giustizia da sé.
In questo caso, non è del tutto chiaro che cosa spinga “l’uomo tranquillo” Skarsgard a commettere un delitto dopo l’altro, a proteggere il figlio del mafioso Conte anche quando potrebbe ucciderlo, a risalire infine, nelle inquadrature finali, sul suo spazzaneve dando un passaggio all’unico altro sopravvissuto della strage tra la banda norvegese e quella serba: che è naturalmente, il vecchio Papa.
I due non si scambieranno una parola, come se ci fossero le parole per parlare di certe cose.

Words are very unnecessary, they can only do harm.

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Pubblicato da su 21 giugno 2014 in Salva & riguarda

 

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