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La Stasi dietro il lavello

08 Ago

Non è una grande scrittrice, vabbé, ma, essendo mia coetanea, leggere delle sue esperienze di vita nella DDR agli sgoccioli mi ha fatto un effetto “La doppia vita di Veronika”.
Ogni poco, infatti, mi ritrovavo a dirmi: pensa te se mi ci fossi trovata io, e chissà a cosa stavo pensando, cosa stavo facendo, mangiando etc. nel 1989, mentre questa ragazza si preparava ad espatriare sposando un francese per disperazione… finché il muro è caduto e lei non ha più avuto bisogno di sotterfugi.
Peraltro, la Rusch ha finito per sposare comunque uno straniero (olandese), e buon per lei.

Leggo nella pagina di presentazione su Anobii che:

La Stasi dietro il lavello è stato premiato in Germania con un grande successo di critica e vendite (un bestseller di 90 mila copie vendute) e tradotto in più lingue; è l’opera di una delle voci più interessanti della nuova narrativa tedesca e mostra luci e ombre di un processo che forse troppo sbrigativamente viene definito “riunificazione”.

In realtà, sarà forse che certe sfumature – emotività e ironia ad esempio – spesso finiscono lost in translation, ma il romanzo coinvolge pochissimo e mi fa pensare che l’autrice non abbia purtroppo molta stoffa, né narrativa né strettamente documentaria.

Opinione che si rafforza ad ogni pagina di lettura del successivo, e ben diverso, Eroi come noi di Thomas Brussig, altro berlinese dell’Est, altro caso letterario, classe 1965 invece che 1971, del cui romanzo scriverò nella prossima recensione letteraria. Non appena terminato.

 

La-stasi-dietro-il-lavelloLa stasi dietro il lavello
di Claudia Rusch
Brossura
133 pagine
ISBN-10: 8889767138
ISBN-13: 9788889767139
Ed. Keller (Passi), 2009

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