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13 Ago

the_big_sleepLe persone che la amavano la chiamavano Betty, mai Lauren, che era solo un nome d’arte.

Pensava senz’altro a lei e soltanto a lei, Raymond Chandler, anche se non lo sapeva ancora, quando scrisse

Sedevo in pizzo a una soffice poltrona e guardavo la signora Regan. Ne valeva la pena. Era senz’altro calamitosa. Se ne stava allungata su una sedia a sdraio modernissima, ed era scalza giusto per permettermi di ammirare meglio le sue gambe inguainate in un paio di calze di seta più che velate. Pareva che ci tenesse davvero, a farmele ammirare. Una era messa in mostra sino al ginocchio e l’altra anche di più. Ginocchia belle rotonde, né ossute né puntute. Polpacci splendidi, caviglie lunghe e fini e d’una linea così armoniosa da far pensare a una poesia messa in musica. Era grande, ben fatta, forte. Appoggiava la testa a un cuscino di raso color avorio. I suoi capelli erano neri e ondulati, divisi a metà e i suoi occhi erano neri e ardenti come quelli del ritratto nell’atrio. Aveva una bocca generosa e un mento volitivo. Le labbra, però, conoscevano una piega di tristezza agli angoli, e il labbro inferiore sporgeva.
(R. Chandler, Il grande sonno, Feltrinelli, 2006)

Donne come non se ne fanno più

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