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Comemipiace la passata!

18 Ago

– Questi vasetti non dureranno a lungo, disse il Muge.

Io sono un’impedita. Volevo scrivere imbranata, ma mi suonava troppo tizianferresco e ho cambiato aggettivo in corso d’opera.
Sono un’impedita, dicevo. Lo sanno tutti. Mi cadono le cose, rompo i bicchieri, soprattutto calici da vino, e cucino da schifo salvo tre volte l’anno quando il mio angelo custode mi assiste.
Per fortuna ogni tanto trovo collaboratori volenterosi e dotati di quella manualità che a me manca: se mi danno l’avvio, dopo un po’ subentra la meccanicità, la coazione a ripetere unita allo stupore (“lo sto facendo io con le mie manine sante”) e il miracolo si compie.

E fu così che, un bel giorno di agosto, l’associazione a delinquere Muge & Simo, munita di 2 pentoloni, 30 kg di pomodori bio, made in Ca’ Magre, numerose foglie di basilico, un passaverdure a manovella e tanta buona volontà, si mise all’opera con l’obiettivo di produrre la passata di pomodoro.
Il lavoro seguì in parte le direttive di un sito web che spiegava come fare la passata, in parte i consigli della mamma del Muge, ma fondamentalmente fu condotto con il solito piglio casalingo-leonino dal Muge stesso.

I due sfaccendati avevano pianificato di alzarsi all’alba per evitare di lavorare con l’afa ma, complice il meteo, ciò non fu necessario e i lavori cominciarono soltanto alle 11. I due pentoloni si riempirono dapprima di acqua, poi di bollore, poi di pomodori, infine di un magma rossastro infernale.
Grazie a un meraviglioso macchinario a manovella, i pomodori già scottati vennero schiacciati senza pietà e separati dalle loro bucce e semi: là sotto, pronto, un vassoio largo e capiente catturava ogni goccia della spremitura. L’operazione, ripetuta altre due volte, portava alla luce un liquido sempre più denso, sempre più vischioso, sempre più dolce.
Prodotto che poi, rimesso in pentola, bolliva e ribolliva scoppiettando sommesso, riducendosi sempre di più.

Nel giro di tre ore, la casa del Muge era ricoperta di schizzi di pomodoro, compresi pavimenti, pareti e capelli dei lavoranti. Dallo stereo, Ella Fitzgerald in concerto dalla Costa Azzurra con Duke Ellington si alternava sinuosa a un Joe Cocker giovane ancora chiomato e a un Elton John ancor più giovane in ottima forma.

Alle 15.30 i primi vasetti bollenti erano stati riempiti, tappati, rovesciati e amorevolmente coperti con un plaid di lana.
Alle 16 i due lavoratori, esausti soprattutto nell’area bicipiti, si concessero un lungo pisolino, per riprendere i lavori alle 19, ora in cui il Muge giudicò che l’ultimo pentolone di passata si fosse ristretto abbastanza.

Invasarono fino all’ultima cucchiaiata. assaggiarono: il pomodoro che si era rappreso a nastro sul bordo interno della pentola sembrava il triplo concentrato di pomodoro industriale, ma molto più buono.

Il mattino dopo, i vasetti erano ancora caldi e al di là del tappo si era creato il sottovuoto.

Due sere dopo, aprirono il primo vasetto e fecero un altro assaggio: era qualcosa di divino. Vellutata, dolce ma non stucchevole. Non aveva neanche bisogno di aggiunte, soffritti e condimenti: era buona in modo commovente.
Finì che il Muge si fece fuori tutto il vasetto a temperatura ambiente, spalmandolo a freddo sul pane.

– Questi vasetti non dureranno a lungo, concluse.

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Pubblicato da su 18 agosto 2014 in Diario

 

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