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Fine settimana col terrorista

27 Ago

Copertina: paesaggio verdeggiante > noia
= Heidi + caprette > Bucoliche.
Volendo ci sono anche Clara e la signorina Rottenmeier.

Temi: il terrorismo, la responsabilità, l’espiazione, la possibilità di perdonare e quella di capire.

*****

Trama: c’è una storia principale (terrorista non pentito esce di galera e sua sorella gli organizza un weekend con la vecchia compagnia).
E una, tutta in corsivo, secondaria, che è poi la storia di un altro loro amico terrorista defunto, Jan, riscritta da una delle protagoniste, Ilse, che ne immagina vita, azioni e morte in clandestinità dopo una morte architettata per finta (fa molto Mattia Pascal).

*****

Dialoghi: germanici = sinceri, anche troppo = tagliati con l’accetta
(Pensieri & parole: aveva ragione Mogol.
Qui molti dicono una cosa e ne pensano tutt’altra. Oppure dicono più di quanto altri esseri umani possano sopportare senza buttarsi a mare, e la cosa strana è che invece poi tutto si calma, nessuno si scusa e ricominciano come se niente fosse.)

*****

Descrizioni: paratattiche e (come da promesse, v. “Copertina”) noiosette, ma funzionali all’intreccio e sovente filosofeggianti.
Bellissssssssssssssssssssssssssssssssime, invece, quelle dei pensieri dei personaggi, che soltanto quando sono soli riescono a dirsi la verità.

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Personaggi: c’è il terrorista appena rilasciato, la sorella/madre/innamorata del terrorista (per fortuna l’incesto ci viene risparmiato), la di lei amica e coinquilina, poi gli ospiti: la vescova protestante e marito, l’insegnante e scrittrice, l’avvocato del terrorista, il giovane rivoluzionario, il giornalista, l’odontotecnico ricco con moglie e figlia sexy.
Nel pre-finale, a sorpresa, arriva anche il figlio negletto del terrorista.
Sono molti, forse troppi da gestire se si pretende di agirli tutti, di dare voce a tutti loro, ai loro pensieri inconfessati e alle loro azioni, motivate o meno.
A un certo punto nascono innamoramenti, tentate seduzioni, nuove coppie: manco fosse il sogno di una notte di mezza estate!
Punto debole.

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Storia: IERI (che bello fare l’università nel ’68) — OGGI (la Raf è morta e ha fallito, benché ci siano ancora schegge rivoluzionarie che ci credono, come Marko) — DOMANI (giustamente Marko è entusiasta del nuovo terrorismo islamico e ci vorrebbe fare amicizia: sono gli unici ancora disposti a morire e uccidere per una rivoluzione… peccato che gli sfugga che i loro ideali societarii non sono i suoi).

*****

Registri e stile: serio, meditabondo, da sorseggiare in un bicchiere da cognac.
Da rileggere a freddo, insomma, altrimenti non ti lascia molto più dell’amaro in bocca e del sapore della pioggia.

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Considerazioni finali: straniamento, spaeamento, disorientamento.

Perché mi spiace ma devo fare uno sforzo enorme, io italiana e quindi cresciuta nel più stretto cattolicesimo apostolico romano, per credere al personaggio di Karin. Che non solo è stata sessantottina, quasi rivoluzionaria e ha abortito da giovane, e ora non può più avere figli.
Ma poi è stata ordinata pastore. E adesso fa il vescovo.
Ed è pure sposata, e perfino una bella donna che sa di esserlo… Ed p è pure saggia, non rompe le palle, non è consolatoria, non è assolutoria, non è nemmeno censoria, e sì che in questo weekend in campagna di cose censurabili ne sente e ne vede di ogni: e lei niente, serafica, tranquilla, conciliante, il suo unico obiettivo è mantenere la calma e sperare che persone e idee si riconciliino, senza forzare la mano a nessuno.
Che da noi, al massimo, potremmo credere a un cesso che decide di fare la suora in seguito a una delusione amorosa a sedici anni!

Ma fosse solo lei… qui sono tutti strani! Si dicono in faccia le cose più terribili, qualcuno ammutolisce, qualcun altro versa una lacrima, poi ricominciano a parlare come se niente fosse.
In Italia, e in molti altri posti, qualcuno avrebbe sputato in faccia all’altro, sbattuto porte, fatto valigie, sarebbe partito senza salutare.
Invece qui, niente: grande freddezza (che, penso a torto, molti lettori anobiani hanno interpretato come incapacità dello scrittore di descrivere i propri personaggi), nervi da cowboy e porte chiuse con gentilezza, facendo finta di niente, alla tedesca.

E il terrorista che ha appena chiesto la grazia al Presidente? Il quale esce sì per averla chiesta, ma l’ha fatto a modo suo, senza pentirsi, e infatti pentito non lo è, per quanto gli altri gli chiedano, alcuni, di abiurare ai suoi ideali e alle sue idee tra cui l’ammissibilità di uccidere innocenti in nome della sua guerra giusta.
E tutto questo
1) mi fa venire i brividi,
2) mi rammenta che sono una piccolo borghese,
3) e che io nel ’68 non c’ero e certe cose non le capirò mai, leggessi pure un milione di testimonianze sull’argomento terrorismo,
4) e che io sono italiana e loro tedeschi, e che nel loro ragionare c’è una spietatezza, una radicalità, una facilità nell’ammissione delle responsabilità individuali, che è tipicamente protestante perché là non sono previsti la confessione, il perdono e la remissione dei peccati. Al massimo il senso di colpa, per chi ce l’ha.
Ma Joerg, beato lui, non ha sensi di colpa. Ha solo un tumore alla prostata, e si capisce che è questa la sua unica punizione (biologica, non divina).
E infatti perfino il Presidente è più lungimirante di lui al punto che, nel suo discorso di fine anno, lo perdona e lo compatisce, che per uno come Joerg è peggio della morte in battaglia.

Sarebbe immaginabile, in Italia, un romanzo del genere sugli anni di piombo de noantri? Noi, al massimo, abbiamo le contorsioni psicanalitiche di Bellocchio, che sia in Buongiorno, notte, sia in Il diavolo in corpo, risolve sempre i sensi di colpa con le interiorizzazioni e i sogni, mai con azioni esterne.

il-fine-settimanaBernhard Schlink
Il fine settimana
Garzanti, 2009
250 pagine
ISBN-10: 8811683645
ISBN-13: 9788811683643

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Pubblicato da su 27 agosto 2014 in Momenti di felicità su carta

 

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