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Pasolini

07 Ott

pasolini-abel-ferraraUltimamente al cinema sono ipercritica. Mi lasciano tutti in qualche modo insoddisfatta, uno per la trama sconclusionata, uno per il finale incredibile, basti dire che la cosa più bella vista di recente è I quattrocento colpi di Truffaut, al Mignon, e grazie tante (mea culpa, me l’ero sempre perso, ma è stata una fortuna, così ho potuto godermelo sul grande schermo e con l’audio in francese).

Ci si rifà un po’ la bocca con questo Pasolini (di Abel Ferrara, con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti, Maria de Medeiros, Giada Colagrande. Biografico, durata 86 min. – Belgio, Italia, Francia 2014). 
Ferrara è un regista sgradevole, che non ho mai particolarmente amato, ma forse solo un non italiano con velleità da regista maledetto poteva affrontare senza complessi PPP, e così sia.

La pellicola alterna, in un’ora e mezzo secche, la storia dell’ultimo giorno di vita dell’artista agli ultimi frutti della sua immaginazione: da quelle, portate al cinema e davvero sconvolgenti, di Salò a quelle, trasposte, del romanzo-saggio incompiuto Petrolio, a quelle di un film che rimase solo sulla carta, quel Porno-Teo-Kolossal di cui finora oggi non avevo mai sentito parlare.
Del resto di Pasolini che cosa conosco? A parte qualche singola poesia, qualche saggio, la Trilogia della vita e Il vangelo secondo Matteo, niente. E’ come se mi avesse sempre intimidito, con la sua autorità, con la sua aura, con la sua visione onnicomprensiva del nostro Paese. 

Un po’ intimidisce anche lo straordinario Willem Defoe: Cristo, è uguale!
Per di più Ferrara ha voluto a doppiarlo non un doppiatore a caso, ma quel Fabrizio Gifuni che da anni porta in giro nei teatri il personaggio Pasolini in ‘Na specie di cadavere lunghissimo (prima o poi me lo dovrò procurare, tanto più che il dvd è venduto in cofanetto, un dittico con lo splendido L’ingegner Gadda va alla guerra), e il risultato di questa doppia mimesi, visiva e uditiva, è straordinario.
Una curiosità: la cugina di Pasolini, Graziella, che viveva con lui e la madre, è interpretata dalla bellissima attrice e regista Giada Colagrande, giovane moglie italiana di Dafoe stesso.

Ora, il film è il tipico omaggio di un artista a un altro artista (biopic, dicono laggiù) e quando l’autore omaggiato è di tale peso e ricchezza intellettuale, per quante cose ci si infilino dentro – interviste, telefonate, lettere, l’autore che scrive alla macchina da scrivere e consiglia l’ultimo Sciascia alla cugina – è difficile non peccare di omissione.
Tra l’altro Ferrara cerca come può di rendere l’idea dei più stretti affetti di Pasolini, ad esempio Adriana Asti è sua madre. Maria de Medeiros, doppiata da Chiara Caselli, interpreta molto bene Laura Betti; Scamarcio compare sia nel ruolo di Ninetto Davoli che in quello di Davoli che recita l’angelo in Porno-Teo-Kolossal. Ma l’invecchiato e ahinoi poco espressivo Ninetto Davoli compare a sua volta nel ruolo del Re Mago, sempre in Porno-Teo-Kolossal.  

Devo dire però che la cosa più interessante, la novità del film, mi è sembrata la trasposizione cinematografica dei frammenti di Petrolio, che alternano gang-bang omosessuali, rituali politici della Prima Repubblica e un onirico finale con disastro aereo, deserti rosa sudanesi e incontri con gli indigeni: chissà cosa ne sarebbe uscito se Pasolini avesse potuto terminarlo.

Quanto all’assassinio a Ostia, Ferrara sposa la teoria dell’omicidio omofobo da parte di un gruppetto, forse d’accordo con Pelosi, e su questo episodio di teorie ne sono uscite talmente tante, e i superstiti hanno fornito e cambiato così tante versioni, che ormai una vale l’altra: na specie di cadavere lunghissimo, appunto.

Quando una persona se ne va, per fortuna rimangono le opere, e quelle rimarranno sempre, per quanto frammentarie. Del resto, non sono forse duemila anni che ci occupiamo di filosofi greci sulla base di frammenti, di singole frasi? Le illuminazioni non si misurano dalla loro compiutezza.
Poi c’è il rimpianto, che spetta a chi lo amava, e credo fossero in tanti ad amarlo. Forse altrettanti di quelli da cui si era fatto odiare.

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Pubblicato da su 7 ottobre 2014 in Salva & riguarda

 

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