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I due volti di gennaio

20 Ott

the-two-faces-of-januaryAtene, Creta, Istanbul: gli scenari angosciosi e bui di questo film con un unico spiraglio di luce e umanità nel finale.

Un dramma poco prevedibile, ben recitato, con personaggi maschili complicati all’ennesima potenza.
E’ questo I due volti di gennaio (di Hossein Amini, con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac, titolo originale The Two Faces of January, thriller, 96 min. – UK-USA-Francia 2014).

Il climax si raggiungerà tra Hiraklion, Hanià e le rovine di Knossos, mai così dark, mai così poco turistiche. Diciamo che regia e fotografia non brillano, nel senso che né i paesaggi si impongono, né si sente particolarmente la personalità di Amini. Il Mediterraneo come pretesto, come sfondo, insomma, ed è un vero peccato.
A quel punto, ci si poteva addirittura risparmiare l’ovvietà della morte nel labirinto di Cnosso, che nulla aggiunge e nulla c’entra (a differenza della leggenda sul suicidio del padre di Teseo, citata all’inizio del film e ben più attinente alla nostra storia).

(occhio che da qui spoilero)
Due protagonisti maschili, come sempre nell’universo della Highsmith, si fronteggiano. Non sono un buono contro un cattivo, ma un disonesto contro un altro disonesto. C’è una donna, ma le donne non contano (siamo o non siamo nel 1963? praticamente ancora nel medioevo dei Fifties), e poi la interpreta quella sciapa patata lessa della Kirsten Dunst.

Certo che, fossi in lei, avendo al mio fianco un Viggo Mortensen benché di 20 primavere più vecchio, difficilmente avrei subito il fascino dell’ambiguo e simil-mediterraneo Oscar Isaac. Però lei è disperata, ingenua stufa marcia, vorrebbe solo tornarsene a New York e invece le tocca scappare di città in città con un marito bello e fascinoso e ricco ma truffatore e inseguito dai truffati.
E allora, quando ti imbatti in uno ventenne come te, americano esule come te, per quanto ambiguo e disonesto è pur sempre carne fresca rispetto all’ambiguo e disonesto maritino che ti porti dietro fingendo ancora di divertirtici.

E così ci scappa il morto (nell’universo della Highsmith capita spesso che ci scappi il morto non per volontà di uccidere, ma per legittima difesa o per eccesso della stessa), con il fastidio del testimone scomodo. Al quale i due fuggiaschi chiedono assistenza e aiuto, trasformando così la loro coppia in un triangolo da manuale della nevrosi dove il terzo incomodo desidera la donna d’altri e subisce riluttante il fascino dell’uomo che gli ricorda il padre defunto.

Come sciogliere tutti i nodi?
Poteva risolversi in molti altri modi ma, come sempre nell’universo della Highsmith, qui ci scappa il secondo morto: ed è proprio la donna amata da entrambi. Perfetto, sadico modo highsmithiano per mettere di fronte senza più alibi i duellanti e la loro reciproca, irrisolta attrazione-odio. Ora i due potrebbero finalmente allontanarsi l’uno dall’altro, e ci provano, ma ormai sono complici in troppe cose.
Finché uno dei due non farà un gesto gratuito di generosità nei confronti dell’altro, liberando sia l’altro che sé da molti pesi del passato.

Consigliatissimo, in definitiva.

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Pubblicato da su 20 ottobre 2014 in Salva & riguarda

 

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