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Libri, tortelli amari e cioccolato

03 Nov

libri-sotto-i-porticiUna domenica bellissima, anche se alla fine ci siamo persi via e dimenticati di andare a vedere lo spettacolo al Teatro San Luigi tratto da La buona novella di De André.

Ma quando vai per libri, devi mettere in conto di perderti in contemplazione.
Quando poi ci sono amici, per lo più anobiani, venuti da fuori apposta per un mercatino dedicato alla parola scritta, lo smarrimento è praticamente garantito e il moltiplicarsi dei sacchetti, sempre più pesanti, pure. Poi si chiacchiera anche d’altro.

Cos’ho comprato? Cose varie e bizzarre, dall’autobiografia della prostituta Carla Corso a un giallo Mondadori della serie felina della Jackson Braun
Ma quello che più mi è rimasto impresso è il libro che non ho comprato. Meritava, signori miei, oh se meritava. Il venditore me lo lasciava per 35 euro, ma alla fine non me la sono sentita di sputtanare subito tutto il bancomat appena fatto e l’ho lasciato a qualcuno più coraggioso di me. E sono contenta che se lo sia aggiudicato una mia amica, la Ross dalla marca trevigiana.
Si tratta di un book fotografico di Bruce Chatwin: nel senso di fotografie scattate da lui nel corso dei suoi viaggi. Imperdibile. E io me lo sono perso. Ma sono contenta che sia andato a una persona che lo tratterà bene. Che gli vorrà bene (non puoi non voler bene a Bruce Chatwin).

Siccome non si vive di solo spirito, gli amici anobiani erano venuti anche con un’altra mission molto possible: assaggiare finalmente i veri, originali e unici tortelli amari di Castel Goffredo.
Che si fanno con l’erba amara, o balsamita major, un’erba della famiglia della Menta che dà loro un aroma inconfondibile. Mangiati con burro fuso e parmigiano, sono una vera delizia.
Tutte le domeniche di mercatino dei libri, una gastronomia del centro mette in vendita i tortelli amari e altre specialità del luogo da portar via (ne sa qualcosa la mia amica Orne che si è portata via, la golosastra, quelli e anche i capunsèi, che sono un’altra specialità dell’Alto Mantovano su cui mi dilungherò magari un’altra volta).

 

Però noi la degustazione vera e propria, su consiglio sia di Paolo Polettini, collega e coautore del saggio Il gioco dell’erba amara, sia della Pro Loco di Castel Goffredo – a tutti un caldissimo ringraziamento a nome del gruppetto di ieri – l’abbiamo fatta in un ristorante che non conoscevo: il Selvole, nell’omonima frazione appena fuori dal centro del paese.
Servizio accurato e veloce. Ottime anche la tartare di tonno e la tagliata di manzo, così come i dolci (superlativa la sbrisolona). Prezzi modici, specie se si considera che molti di noi, di secondo, hanno preso carne e pesce. Da quel che ho sentito dire sono ottime anche le pizze, che però a pranzo non vengono fatte (un buon motivo per tornare, chiaro). Ma la loro specialità, come dicevo, sono i tortelli all’erba amara, che lo chef propone tutto l’anno.

Volendo, ci si può anche cimentare a farli, così come a coltivare l’erba amara che, conoscendo la menta, cresce con facilità sia in terra che in vaso. Ma, personalmente, le specialità preferisco lasciarle cucinare agli esperti e rilassarmi in buona compagnia.
Ieri, poi, c’era un sole, un tepore, che sembrava il primo giorno di primavera invece del 2 novembre. A ricordarci che era il giorno dei morti c’erano solo i dolcetti dei morti, in vendita su uno stand in piazza. Grazie, Castel Goffredo.

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