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sostiene Mc Kant (due o tre cose su Non è un paese per vecchi)

04 Nov

«Kant, dopo aver avuto bisogno di una lunga vita umana per ripulire il suo mantello filosofico dai numerosi pregiudizi che lo insudiciavano, lo ha ignominiosamente imbrattato con la macchia vergognosa del male radicale affinché i cristiani siano allettati a baciarne il lembo.»
(Goethe, lettera a Herder, 1793)

Non avevo prima, e continuo a non avere oggi, nessuna certezza su McCarthy.
Nel senso: quando dico a qualche lettore appassionato di Festivaletteratura che ormai vado raramente ad ascoltare gli scrittori, e che quando ci vado spesso si tratta di gente che non ho mai letto, e che gli scrittori che amo non vado apposta a sentirli:
1) perché temo che lo scrittore mi deluda come persona, e se uno scrittore di persona è una cacca preferisco non saperlo e continuare a leggerlo beata nella mia ignoranza
2) perché quel che voglio sapere di loro è già tutto nei loro libri, be’, tutto questo con McCarthy si smentisce.

Ecco quindi – a titolo di memorandum per me stessa, non di recensione di Non è un paese per vecchi, benché Non è un paese per vecchi mi abbia ispirato queste riflessioni – quel poco che credo di aver capito di McCarthy:

Uno. McCarthy è uno scrittore che scrive in modo roccioso. Non legnoso, che dà sempre fastidio; roccioso, che affatica ma ti scava qualcosa dentro. Infatti, era dalla spaventosa lettura di Elisabeth (Paolo Sortino, ed. Einaudi) che non dovevo prendermi pause così frequenti; pause non da affastellamento di parole, ma da peso morale.

Due. McCarthy è uno scrittore metafisico.

Tre. McCarthy vuole essere non tanto un romanziere americano, quanto un profeta biblico.

Quattro. In questo contesto, McCarthy crede nell’esistenza del male, inteso come male metafisico.
Quindi, per esempio, Anton Chigurh non è un simbolo del male, o la reincarnazione di un diavolo, ma una manifestazione contingente del male metafisico che esiste.
Ecco perché, a differenza degli psicopatici tutti uguali della maggior parte dei romanzi, lui ci rimane impresso come una marchiatura a fuoco. Non è la paura dello psicopatico che potremmo incontrare, ma dello psicopatico che è dentro di noi.

Cinque. Allo stesso modo, non c’è spiegazione nel mondo fisico per l’azione completamente inutile e anzi autodistruttiva compiuta da Llewelyn Moss, che dà avvio a questa storia. Infatti, il capitolo in cui suo padre incontra Bell e gli racconta due o tre cose del figlio, è l’unico inutile del romanzo. Ma nella sua inutilità ribadisce un concetto: che, in un mondo dove il bene e il male coesistono fin dall’inizio, non può darsi una spiegazione razionale alle azioni irrazionali degli uomini.

Diciamo che dal punto di vista teologico cattolico, e a maggior ragione protestante, la sua è una dottrina che non sta assolutamente in piedi. Se il male metafisico esiste, l’uomo non ha più il libero arbitrio, Sant’Agostino regredisce alla fase manichea e tanti saluti alla Bibbia, che piace tanto leggere allo sceriffo Bell e a sua moglie.

Guarda caso, l’unica fase della filosofia europea in cui la concettualizzazione del male ritorna prepotentemente alla dimensione metafisica pre-agostiniana è quella illuministica e pre-romantica, quando dapprima con Kant (male radicale) e poi con Schelling (Dio coincidentia oppositorum), qualcuno ha il coraggio di guardare in faccia la natura umana e di constatare che, insomma, tanto buonina non è.
Scandalosamente, come si vede dal commento di Goethe in epigrafe. Era del resto l’epoca della moda di Rousseau e del buon selvaggio. Ah, quanto mi piace quel predicare bene e razzolare male di Rousseau: tanto ammmore, tanta pedagogia, e poi lasciava i figli all’orfanotrofio, l’amante dell’umanità!
Sinceramente preferisco Kant.

Forse (senza saperlo, o sì? Non lo so e sarei grata a qualunque anobiano conoscitore di McCarthy che volesse illuminarmi) la pensa come Kant anche McCarthy. Senza rendersi conto che, in questo modo, si finisce dritti fra le braccia del razionalismo religioso e, se si fa ancora un passettino, dell’ateismo.
Mah…

non-e-un-paese-per-vecchiCormac McCarthy
Non è un paese per vecchi
(tit. or. No country for old men)
brossura, 251 pagine
ISBN-10: 8806188194
ISBN-13: 9788806188191
Einaudi (Super ET), 2007

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Pubblicato da su 4 novembre 2014 in Senza categoria

 

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