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Il racconto dei racconti

05 Giu

il-racconto-dei-racconti-vie-caveDevo ammetterlo: il momento più emozionante, durante la visione del Racconto dei racconti, è stato verso la fine, quando la principessa Viola scappa, inseguita dall’orco, e ho riconosciuto una delle Vie Cave etrusche di Sovana, cupe e verdi di muschio, dove ero stata anni fa.

Di fatto, se gli effetti speciali (intesi come mostri e incantesimi) lasciano un po’ a desiderare, per le location Garrone ha superato qualsiasi immaginazione, scegliendo castelli, boschi e foreste perfetti per una fiaba che flirta fra fantasy e horror.

il-racconto-dei-racconti-Le riprese del film, vero e proprio inno alla bellezza dell’Italia centrale e meridionale, si sono svolte infatti nel Lazio (a Palazzo Chigi di Ariccia e Acquapendente), Campania (tra cui il Palazzo Reale di Napoli), in Toscana (le Vie Cave tra Sovana e Pitigliano, il Castello di Sammezzano di Reggello e Palazzo Vecchio a Firenze), in Puglia (Castel del Monte, Gioia del Colle, Mottola e Statte), in Sicilia (Castello di Donnafugata e Gole dell’Alcantara) e in Abruzzo (il castello di Roccascalegna).

Lo sapevate che Croce (il quale tradusse la raccolta dal testo originale in italiano novecentesco), nella premessa all’edizione da lui curata definiva questo testo come “il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari”?

E ve la ricordate la prima realizzazione cinematografica ispirata a Lo cunto de lo cunti, con la Loren giovane e supersexy che tira su acqua da un pozzo? Si intitola C’era una volta (1967), regista Francesco Rosi, con Sophia Loren, appunto, e Omar Sharif.

Molto più ambizioso e meno ingenuo, Il racconto dei racconti, co-scritto, co-prodotto e diretto da Matteo Garrone, primo film in lingua inglese del regista e presentato in concorso al 68° Festival di Cannes 2015, intreccia fra loro tre delle fiabe scritte da Basile: La regina, La pulce, Le due vecchie.

Siccome questa non è una recensione professionale, ma il semplice parere di una cinefila, vorrei mettere a confronto 3 elementi apparentemente slegati fra loro: 1) lo scarto iniziale dal festival di Cannes della pellicola di Garrone, poi reintegrata grazie all’aggiunta di effetti speciali post produzione; 2) il giudizio negativo di molti miei amici dopo la visione del film; e 3) le interviste in cui Garrone sostiene di essersi ispirato a varie fonti filmiche, tra cui la serie tv Game of Thrones.

Per il punto 3 si trova molto altro in rete, citerò soltanto, a titolo di esempio, questa:

«Ho fatto una scelta masochistica, lanciarmi in un genere che non avevo mai fatto: un fantasy con venature horror. Mi sono ispirato a Mario Bava, a certi corti di Pasolini ma anche al “Pinocchio” di Comencini, a “L’armata Brancaleone” di Monicelli e naturalmente al “Trono di Spade”. Anche se ho cercato in tutti i modi di fare un fantasy diverso da quello di impostazione anglosassone. Volevo che l’identità italiana e napoletana fosse forte, probabilmente l’idea giusta è stato far venire le grandi star in Italia, portare Salma Hayek, Cassel, Jones qui da noi piuttosto che andare da loro. Poi per me era importante che rimanesse forte l’elemento artigianale, cioè che i mostri fossero realmente sul set e non completamente in digitale. Inoltre i luoghi, dalle siciliane Gole dell’Alcantara al pugliese Castel del Monte, dovevano essere posti reali ripresi come se fossero teatri di posa».

il-racconto-dei-racconti-drago-marinoPunti 1 e 2: ora che l’ho visto e posso dare un giudizio anch’io, la coincidenza del parere dei selezionatori di Cannes con quello di un gruppetto di mantovani, cinefili appassionati e non, mi pare sintomatica di qualcosa che non va, ma ci ho dovuto riflettere qualche giorno per capire che cosa.
Che è un po’ il brutto, ma anche il bello del vero cinema: è un piacere anticipato quando decidi che un film vale la pena di essere visto; ci sono emozioni durante; ma soprattutto, qualche cosa dentro ti rimane anche dopo, e non se ne va.

Pensa che ti ripensa, mi chiedevo: chi è Matteo Garrone? Un gran bell’uomo (e vabbé), un regista stimato e premiato, ma che ha realizzato pochissimi film.
E quei pochi, sono caratterizzati da un certo stile personale, fatto di analisi, freddezza, tensione morale. Notiamo che Garrone firma sempre soggetto e sceneggiatura dei suoi film; e che la sua poetica è fatta di silenzi, oltre che di dialoghi, con storie molto filmate, molto fisiche (l’ossessione per il corpo e il coté grottesco sono già presenti nell’Imbalsamatore e in Primo amore).
Film brechtiani, quanto a distacco emotivo dello spettatore dai personaggi.

La mise-en-scène volutamente raffreddata è presente anche ne Il racconto dei racconti. Anche qui appare fondamentale la riflessione etica dell’autore su temi cosiddetti eterni (il desiderio dell’eterna giovinezza; il prezzo del potere; quanti scrupoli si è disposti a perdere per controllare la propria famiglia; che cos’è l’amore materno e quello paterno; etc.), ma scarso il coinvolgimento estetico dello spettatore sul piano fantasy vero e proprio.

E mi chiedo: avrebbe potuto Garrone fare un film più coinvolgente, più – passatemi il termine – hollywoodiano? Certo che sì: con effetti speciali migliori (e probabilmente più costosi del suo budget), con una colonna sonora più espressiva, con una fotografia meno distaccata, meno panoramica e più centrata sui primi piani; con una sceneggiatura meno statica e più action-movie.

il-racconto-dei-racconti-doraPer esempio: la scena in cui la vecchia viene gettata dalla finestra del castello ma, dopo l’incontro con una strega dei boschi, si risveglia bellissima e ringiovanita, se fosse un dipinto del Tintoretto non si potrebbe non ritenere incantevole: ma questo è un film, e la contemplazione statica di un corpo bianco giovane e perfetto contornato di velluto rosso, immerso in un paesaggio boscoso e verdeggiante non ci dice nulla, se non l’amore del regista per gli effetti bucolici e la strizzatina d’occhio ad American beauty di Mendes.

Oppure la scena interminabile in cui Salma Hayek regina insegue nel labirinto il figlio Elias: dupàlle!!!

Aggiungiamo poi il poco o nullo erotismo della storia (un paio di scene con Cassel erotomane fra le prostitute) e i costumi troppo artificiosi (cfr., per contrasto, ancora Game of thrones, dove i costumi di scena, prima di essere indossati dal cast, vengono usurati e maltrattati per un paio di mesi per renderli realistici. Anche questa è arte).

il-racconto-dei-racconti-violaMa allora, se cioè avesse fatto tutte quelle scelte quasi da manuale, Garrone non sarebbe stato Garrone bensì un regista americano di fantasy con produttori americani condizionanti e ottimi sceneggiatori televisivi americani alle spalle.

Insomma: non so se definirlo un fallimento, un buco nell’acqua, un eccesso di ambizione. Certo è che il regista napoletano ha fatto un film fuori dalle sue corde emotive, e questo alla fine della fiera si paga sempre.

Il racconto dei racconti (Tale of Tales), regia di Matteo Garrone. Con Salma Hayek, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Alba Rohrwacher. Fantasy, durata 125 minuti – Italia, Francia, Gran Bretagna 2015.

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Pubblicato da su 5 giugno 2015 in Salva & riguarda

 

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