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Everest

05 Ott

everestSuppongo ci sarà chi andrà a vederlo solo per la fighezza di Jake Gyllenhaal (non a torto!). Io ci sono andata per Aria sottile.

Per chi non lo sapesse, Aria sottile è il best seller del giornalista di “Outside” Jon Krakauer che, con questo saggio inventò, o perfezionò, un nuovo genere definito poi literary fiction.

In parole povere: Krakauer scrive da dio. Coinvolge il lettore tanto e più di quanto potrebbe fare un qualsiasi romanziere, perché scrive di cose vere e – non so se si è capito – sa scrivere come e meglio di molti romanzieri.

Chissà quanti anni erano che qualche produttore meditava di farci un film. In fondo questo Everest arriva con ben otto anni di ritardo rispetto all’interminabile ma ben fatto Into the wild, che sempre da Krakauer è tratto, per la regia di Sean Penn.
Film secondo me un po’ troppo lungo, senza contare l’inspiegabilità apparente di molte scelte di fondo del protagonista delle quali – non avendo letto il libro Nelle terre estreme – mi chiedo sempre se Krakauer fosse consapevole.

Certo lo era Penn, che però, su richiesta esplicita della sorella del disgraziato Chris McCandless, finse di non sapere la triste verità all’origine dei suoi pellegrinaggi fino all’epilogo in Alaska: un padre violento, una famiglia disgregata e dominata da un tasso intollerabile di falsità e di ipocrisia.
Per la cronaca, e non per l’arte: solo di recente la sorella Carine McCandless ha prosaicamente, dolorosamente svelato cosa ci fosse dietro tanto misticismo e tutti quei poetici richiami a Kerouac, a London, a Thoreau, e ha pubblicato un saggio a sua volta.
So però che in tanti l’hanno adorato, e non dimentichiamo la colonna sonora splendida di Eddie Vedder, per cui tutto bene.

Ma sto divagando.
Torniamo a Everest. Accolto malissimo a Venezia 2015 (“Ha deluso tutti” è stata la frase più ricorrente).
Lo scrivo subito: ha deluso anche me; ma non poteva essere altrimenti.
Come accennavo prima, può darsi che da tempo qualche coraggioso accarezzasse l’idea di trarre un film da Aria sottile, ma se già Nelle terre estreme doveva presentare non poche difficoltà oggettive e altissimi costi, possiamo solo intuire cosa comporti, sia pure con il 3 d e il digital imaging, girare un film che si svolge a 8mila metri.
Uno dei problemi principali, tuttavia, è che invece di basarsi sul punto di vista del giornalista, Kormákur sceglie una narrazione multilaterale, velocissima, estremamente superficiale, dispersiva e frammentaria.

Non solo: Kormákur sbaglia clamorosamente cast in almeno due pilastri, ossia l’interprete di Rob Hall (un incolore Jason Clarke) e quello di Krakauer (tale Michael Kelly). Insomma: il primo attore è totalmente privo di carisma; il testimone chiave e principale sopravvissuto, idem: non male!
In compenso il casting è azzeccato per il fricchettonismo di Gyllenhaal, la sensibilità di un’imbruttitissima Emily Watson, il carattere tosto sia pure in scarsi camei di Robin Wright e, soprattutto, la bravura fisica e interpretativa di Josh Brolin.

Uno si domanda però: perché aggiungere inutilmente – inutilmente nel senso che di pathos ce n’era già abbastanza, senza mettere ogni due per tre la lagna delle sue telefonate al marito – Keira Knightley? Che bisogno c’era? Mah.
E che bisogno c’era di tutte quelle scene in Nuova Zelanda, fuori e dentro dell’aeroporto, o a Katmandu?
Sì, ok, le vittime tenevano famiglia, ma non c’era bisogno di ribadirlo di continuo, il pathos – ripeto – è così forte e viscerale in una storia del genere, una storia di hybris vecchia quanto il mondo, sulla superbia dell’uomo punita da una natura implacabile e crudele, che di certi sentimentalismi si poteva e si doveva fare a meno, invece di annacquare tutto così.

Insomma: nostalgici di Aria sottile: se volete riprovare il brividone della vostra prima lettura, tirate fuori il libro dallo scaffale e andatevelo a rileggere, possibilmente di notte, sotto il piumone, con un tè bollente.

Everest, di Baltasar Kormákur. Con Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson. Titolo originale Everest. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 121 min. – USA 2015. – Universal Pictures . uscita giovedì 24 settembre 2015.

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1 Commento

Pubblicato da su 5 ottobre 2015 in Salva & riguarda

 

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Una risposta a “Everest

  1. AleRandy

    5 ottobre 2015 at 18:35

    Questo film è uno scempio di attori famosi buttati lì a caso, solo per attirare la folla. In particolare i ruoli di Keira, Robin, Sam e Jake sono inutili, potevano fargli fare ad attori esordienti…la cosa divertente è che avranno guadagnato minino 1 mln per giare 5 min, che bella vita.

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