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Una famiglia quasi perfetta

15 Ott

*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

(Breve premessa: non conoscevo questa nuova autrice, difatti il romanzo è il dono di un’amica carissima che – terrorizzata dalla facile eventualità di regalarmi qualcosa di già letto – si è affidata ai consigli di un bravo librario. Ora: per me “Una famiglia quasi perfetta” è un prodotto di buon livello, un livello che, una volta tanto, giustifica le fascette promozionali entusiastiche. Invece, curiosamente, su Anobii la maggior parte dei lettori è tiepida se non lapidaria. Il tutto, spesso, sulla base dell’antipatia dei personaggi. A questo punto, pur mantenendo la mia valutazione positiva, attendo con curiosità di vedere se qualche mio amico, anobiano e non, lo recensirà a sua volta. Nel frattempo, questa è la mia recensione.)

Ottimo thriller, Una famiglia quasi perfetta, specie considerando che è di un’esordiente.
Ti scava dentro mentre lo leggi, ti impedisce di pensare ad altro quando non lo leggi, continua a tormentarti quando lo finisci.

Mi rendo conto che queste poche righe danno un’idea di robetta sensazionalistica, per cui farò un tentativo di mettere a fuoco i temi profondi del romanzo.
Innanzitutto, non lasciamoci ingannare dal tòpos delle Rivelazioni-su-Apparente-Brava-Persona che, da Peyton Place a Twin Peaks a Gone girl etc. etc., da quasi cent’anni farciscono letteratura, cinema e tv di intrattenimento.
Le rivelazioni in Una famiglia quasi perfetta ci sono sì, ma con il contagocce. Vera protagonista del romanzo è la voce narrante, Jenny, madre e medico, con i suoi stati d’animo, la forza che rivela di fronte alle disgrazie e l’immarcescibile amore materno – stupefacente, candido perfino – quando tutto sembra crollare e crolla.

Non solo.
Se all’inizio, diciamo fino a un terzo di lettura di Una famiglia quasi perfetta, ci sembra quasi di poter giudicare questa coppia genitoriale come inadeguata – neurochirurgo in ascesa lui, medico di base impegnatissimo lei – e di rimpiangere il senso di responsabilità di quegli sportivi o manager che scelgono di non farsi una famiglia perché sanno che non avrebbero il tempo di occuparsene – e insomma, il pensiero è: se la sono cercata, gli sta bene, progressivamente ci rendiamo conto che, no, non è proprio così facile fare il conto delle colpe e dei demeriti, quando hai dato ai tuoi figli benessere, sicurezza, abbracci in quantità, autonomia, fiducia, libertà, TUTTO insomma, e quelli ti ripagano così.

Ho sempre pensato che siano bravi tutti ad amare (adorare) un neonato, un frugoletto roseo e paffuto, un angioletto che balbetta mamma e impara a camminare.
E’ dopo, quando esce fuori la persona, l’individuo, l’anima singola, che cominciano gli scontri. Non sempre i figli sono come li volevi tu. Non sempre sono migliori di te, anzi purtroppo spesso ti ricordano i tuoi difetti, e già per quello li ammazzeresti.
Ci vuole una forza d’animo suprema, ci vuole amore vero e disinteressato per continuare ad amarli sempre, senza sapere mai se ti ricambiano, se quando sarai vecchio ti daranno qualche briciola in cambio di tutto, se ti odiano davvero o è “solo una fase della crescita”.

Ecco allora che, man mano che scopriamo come sono veramente Ed e, soprattutto, Naomi, la figlia scomparsa nel nulla, proviamo crescente ammirazione per l’incrollabile disinteressato amore di Jenny verso di loro.
Ed ecco che, più scopriamo di Naomi-bel-faccino-e-biondi-capelli, più siamo increduli sulla sua determinazione, sul suo menefreghismo, sul suo odio, ostilità, disgusto, chiamiamolo come vogliamo, che l’hanno spinta a infliggere le peggiori sofferenze a una famiglia che l’amava per abbandonare tutto attratta da un uomo e da uno stile di vita completamente diversi (opposti) da quello medio-borghese, rassicurante e confortevole dell’ambiente medico di Bristol, del fidanzatino, del binomio scuola-università, del teatro, della casa in città più cottage nel Dorset.

Mollare tutto per andarsene con gli zingari. Riconoscendo in loro qualcosa di caldo che la sua famiglia, a quanto pare, non le dava.
Come José Arcadio, ve lo ricordate? Che si legò uno straccio in testa e se ne andò con gli zingari. Solo che lui, dopo molti anni, torna.
Della Naomi di Una famiglia quasi perfetta non sappiamo se tornerà mai, sappiamo solo che è spietata nella sua determinazione, e che il suo coraggio fa paura.
Il suo vero segreto, quello centrale – perché cazzo ha fatto tutto questo? – resterà sempre inviolato.

Ma molto più coraggiosa, e stupefacente, è sua madre. Che riesce a non suicidarsi per la disperazione, a non diventare cinica, o nichilista. Che continuerà ad amarla nonostante tutto, e questo fa ancora più paura.

una-famiglia-quasi-perfettaJane Shemilt
Una famiglia quasi perfetta  (titolo originale Daughter)
Editore: Newton Compton (Nuova narrativa Newton 596)
Lingua: Italiano
Numero di pagine: 336
Formato: Copertina rigida
Isbn-10: 8854177865 – Isbn-13: 9788854177864
Data di pubblicazione: 04/06/2015 – Edizione 1
Traduttore: D. Di Falco
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Pubblicato da su 15 ottobre 2015 in Momenti di felicità su carta

 

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