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Il merito e le raccomandazioni nelle aziende italiane

11 Dic

locandina-la-felicita-e-un-sistema-complesso“Lei insegnerà yoga sulla spiaggia ai bambini poveri. Ci sono, no, i bambini poveri là?”
“Speriamo.”

Domenica sera ho visto uno di quei film che fanno pensare. Il protagonista è un attore sempre pensieroso, spesso ingrugnito ma di soave ironia, sempre: Valerio Mastandrea. Nei ruoli dei cattivi troviamo Giuseppe Battiston e Teco Celio (incidentalmente: il trio ha già lavorato insieme in un’altra pellicola del regista modenese: Non pensarci).
Non ho apprezzato granché la protagonista femminile, un’attrice israeliana, ma chissà, è ancora giovane. Perfetti invece i due ragazzi che in La felicità è un sistema complesso interpretano i fratelli Camilla e Filippo, che si ritrovano, adolescenti, a fronteggiare la morte improvvisa dei genitori e l’azienda familiare da gestire.

Già, le aziende familiari: le famose PMI che tanto danno da scrivere agli economisti e ai sociologi.
Il protagonista, il quarantenne Enrico, fa un lavoro che non fa nessun altro in Italia, e che supporremo non esista per davvero, fuori da questo film: il siluratore occulto di manager incapaci. E’ uno che sussurra agli incapaci. Le sue vittime sono giovanissimi ricchi, viziati e distratti che stanno facendo fallire qualche azienda. Le sue armi: l’empatia, il giovanilismo e lo sfruttamento del narcisismo altrui.
Nel prologo de La felicità è un sistema complesso lo vediamo disposto a imparruccarsi e a vestirsi da pirla per una festa demente in discoteca, dove ballerà e farà il supergiovane per 18 ore riuscendo infine a convincere il demente di turno a farsi da parte, fuggendo in Costarica con la fidanzata (“Lei insegnerà yoga sulla spiaggia ai bambini poveri. Ci sono, no, i bambini poveri là?” “Speriamo.”)

Diciamo: io non avrei scomodato la felicità e i sistemi complessi per il titolo, ma di nervi scoperti Zanasi ne tocca molti.
La responsabilità individuale, in primis. La vampirizzazione di giovani ingenui e sprovveduti da parte di vecchi che non vogliono mai farsi da parte. La corruzione e la disonestà che sono sempre patrimonio di tizi che pensano di essere dei benefattori (ovviamente Enrico e i loschi individui che lo pagano, hanno tutti un’ottima opinione di sé).
La genitorialità. Di spargere il proprio seme sono capaci in tanti, ma chi si assume la responsabilità di far diventare adulti gli adolescenti e di prepararli al passaggio delle consegne? Spesso qualcuno che genitore non è, proprio come farà Enrico con i due fratelli.

Sono questioni a cui penso da un sacco di anni anch’io. Di dirigenti capaci, mediamente capaci, buoni, carogne, illusi, inutilmente cinici, egocentrici, incapaci, che non si fidano dei figli o che al contrario se ne fidano troppo, ne ho visti tantissimi, quando lavoravo per la Camera di Commercio; molti, nel settore turismo, anche lavorando per la Provincia.
I personaggi del mio romanzo nascono soprattutto da queste esperienze, oltre che dalla fantasia che rimescola sempre le carte.

Ricordo  un piccolo editore, che mi aveva mandato una bella lettera di rifiuto tre anni fa, con molti suggerimenti garbati e costruttivi: quanto ci rimasi male, leggendo che riteneva che io avessi troppo smaccatamente descritto la famiglia Marcegaglia nel romanzo!
E pensare che per la famiglia Ruggeri – proprietaria della Mulhouse e della Gorgeous dove accadono i fattacci che racconto ne Il club mantovano dei suicidi – da qualche persona reale avevo preso spunto sì. Peccato che nessuna di esse si chiamasse Marcegaglia!

A me delle famiglie industriali vere importa poco.
Preferisco inventarmi dei personaggi e focalizzare sui problemi che esse rappresentano. Perché i dirigenti spesso sono davvero degli incapaci, messi lì per ragioni politiche, familiari o per qualunque altro motivo diverso dal merito, qualità che di solito in quei casi non hanno.
E fanno danni, danni enormi, prima distruggendo psicologicamente le persone che hanno la disgrazia di lavorare sotto di loro, poi mandando in rovina le aziende che avrebbero dovuto dirigere.

Ecco perché penso che la storia inventata per il mio romanzo sia romanzesca sì, ma non poi troppo lontana dalla realtà. La realtà italiana, intendo, la realtà di un tessuto economico dove il merito si è visto poco e la raccomandazione troppo.

Gianni Zanasi
La felicità è un sistema complesso
Con Valerio Mastandrea, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston, Filippo De Carli, Camilla Martini, Teco Celio
Commedia, Ratings: Kids+13, durata 117 min. – Italia 2015
Bim Distribuzione – uscita giovedì 26 novembre 2015

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