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Se questo è un romanzo storico

24 Giu

Ovviamente, leggerlo dovevo, perché è finora l’unico romanzo mai scritto su Bernini (o meglio, su Bernini e Borromini, fifty-fifty).
Detto questo, Prange può anche aver venduto molto, ma il romanzo è legnoso e pieno di difetti. Il motivo è molto semplice: l’autore è un tedesco laureato in filosofia dell’illuminismo, e si sente.

In ogni pagina avverti la tensione idealistica a rappresentare affannosamente in ogni personaggio, ogni avvenimento, ogni luogo, un’Idea.
Ma scendiamo nei dettagli.

LA RICOSTRUZIONE STORICA
L’autore, un po’ come l’americana Tracy Chevalier ma con molta meno capacità empatica verso il passato, e con una pesantezza tutta sua che cerca qua e là di velare con il senso dell’umorismo, è specializzato in romanzi storici. Londra vittoriana, Parigi pre-rivoluzione, Costantinopoli a fine impero ottomano… Roma barocca era solo una delle carte del mazzo.
Ha svolto quindi le sue diligenti ricerche storiche, e si vede (con qualche errore veniale e molta paccottiglia pittoresca che piace al turista-lettore-medio che una volta nella vita visita Roma, va a San Pietro, mangia a Trastevere e torna a casa estasiato).
Peccato che non gli passi nemmeno per la testa che gli italiani del XVII secolo non parlavano come noi: per cui usa serenamente il turpiloquio internazionale di oggi e attribuisce spesso ai suoi personaggi sentimenti e idee ancora di là da venire.

GLI IDEALTIPI
Prange, dicevo, pensa e scrive come un filosofo tedesco, non come un romanziere. Ergo, Borromini e Bernini devono essere hegelianamente le incarnazioni di diversi, opposti e complementari pensieri, punto.
Inutile dire che Roma è la sentina di ogni vizio, come da Lutero in poi ogni buon tedesco medio pensa, e che Bernini è il campione della mediocrità morale e dell’ipocrisia del cattolicesimo, mentre Borromini incarna senza saperlo l’Idealtypus del vero cristiano, vòlto all’essenziale, casto, severo, rigido. Insomma, luterano. E che tale opposizione si rispecchierebbe nelle rispettive opere.
Inutile anche dire che l’inglese, nobile di diritto e nobile nell’animo, Clarissa incarna a sua volta l’empirismo e la praticità che si convengono agli inglesi, non senza una spruzzatina di romanticismo molto fine-settecentesco che non si capisce come faccia a possedere con un secolo e mezzo d’anticipo.

LA STORIA DELL’ARTE, QUELLA VERA
Che un romanziere si prenda la libertà di mescolare personaggi reali e altri inventati, va benissimo. Che, per ragioni di intreccio e di coerenza dei suoi personaggi, attribuisca a Bernini una costante tendenza a rubare le idee di Borromini, già meno. Intanto perché, sia per Palazzo Barberini sia per il Baldacchino di San Pietro, inizialmente l’architetto era Maderno, di cui Borromini era aiutante, e se è pacifico che il subentro di Bernini non fu indolore, tuttora gli storici non sanno con esattezza di chi furono tutte le idee di Palazzo Barberini, mentre per il Baldacchino il contributo progettuale di Borromini ci fu, prima che i rapporti tra i due si deteriorassero.
Per la Fontana dei Fiumi e il colonnato di piazza San Pietro, poi, siamo al falso totale immaginando un Bernini che, carente di creatività in proprio, ruba le idee al collega. E così via.

Che Prange sposti avanti o indietro fatti acclarati della storia dell’arte, poi, va già molto meno bene: non si può sacrificare all’intreccio la sostanza delle cose, pena l’alterarne e stravolgerne completamente il significato.
Voglio dire che gli artisti si possono comprendere nella loro sostanza storica, solo se abbiamo una visione non falsata del contesto politico, geografico, climatico (clima e pestilenze erano molto più rilevanti nel XVII secolo di ora) e della loro biografia privata e professionale.
Per esempio, siccome Prange ha deciso che la sua Clarissa è romanticamente scissa tra l’amore platonico per Borromini e quello carnale per Bernini, sposta arbitrariamente indietro di una decina d’anni la relazione – storica – di Bernini con Costanza Piccolomini (1636-38), falsando così tutta una serie di caratteristiche di entrambi, senza contare che, anticipando così tanto, sia Costanza sia Luigi Bernini, terza punta dell’incandescente triangolo che si concretizzò, avrebbero avuto una decina d’anni!
Tra l’altro, dispiace constatare che, se Prange sa dipingere bene il personaggio del nevrotico, infelice e ascetico Francesco Borromini, non altrettanto gli riesce con Bernini, che è reso fino all’ultimo come un pavoncello superficiale senza particolare estro, e insomma come protagonista è un disastro, una silhouette bidimensionale.
Potrei fare molti altri esempi, ma davvero non ne vale la pena.

E INFINE, LA FIERA DEI LUOGHI COMUNI
Venghino, siore e siori, nel giardino delle delizie barocche ove fioriscono i tòpoi più rassicuranti.
Qualcuno ha detto “peste, monatti e lazzaretti“? Ce li abbiamo.
Avvelenamenti di mariti e intrighi femminili, vedi donna Olimpia“? Ci stanno.
Incesti col cognato papa“? Ci sono!
Donna rinchiusa in convento per 4 anni all’insaputa di tutti-che-credevano-che-l-inglese-fosse-tornata-in-Albione“? Oh yes.
E poi, ovviamente, il tòpo dei tòpoi, la splendida fanciulla inventata ma talmente fascinosa da ispirare l’artista a creare, in questo caso, l’Estasi di Santa Teresa, suscitando poi lo scandalo dei Pamphilii tutti, che immediatamente alla scopertura del gruppo scultoreo riconoscono nella santa “prostrata e prostituita” la loro sciagurata parente britannica che senza saperlo ha posato per Bernini.

Inutile dire che si ride, o si sorride, molto, di fronte ai tanti passi falsi di questo genere, ma mi rincuora pensare che probabilmente esiste un pubblico a cui queste cose piacciono così, per cui alla fine ben venga.
Però sia chiaro: possiamo fare di meglio.

 

la-congiura-di-berniniPeter Prange
La congiura di Bernini
(titolo originale Die Principessa)
Editore: Mondadori
Lingua: Italiano
Numero di pagine: 502
Formato: Copertina rigida
Isbn-10: 8804539240
Isbn-13: 9788804539247

Data di pubblicazione: 2005
Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Cospito

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Pubblicato da su 24 giugno 2016 in Momenti di felicità su carta

 

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