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Una lunga pausa

17 Gen

Bernini, autoritratto su cartaSono una bestia, lo so.
Non si può avere un blog e smettere di aggiornarlo per mesi e mesi.
L’unica scusa valida (quella che forse anche la defunta Carrie Fisher avrebbe accettato nella mitica scena dei Blues Brothers) sarebbe essere naufragata su un’isola deserta e avervi soggiornato, mangiando sano pesce crudo pescato con le mie manine, per tutto questo tempo.

Nulla di tutto ciò.
Molto semplicemente, stavo scrivendo un romanzo storico, cosa che negli ultimi tre anni mi ha portato via tutto il tempo lasciato libero dal lavoro. Aggiungi qualche settimana di ferie e qualche problemino di salute, e il gioco è fatto.
Però, sostanzialmente, in questi casi si tratta di scegliere: se scrivi, e per scrivere hai pure bisogno di continue ricerche bibliografiche (siano benedette le biblioteche mantovane e il prestito interbibliotecario, perché con le mie sole finanze non ce l’avrei mai fatta, senza contare che molti saggi del ‘900 sono fuori commercio), qualcosa devi sacrificare.

Ah: il romanzo parla di Gian Lorenzo Bernini e di Roma, l’ho già detto?

Il blog è una delle mie creature, come i libri che scrivo e come le mie gatte. Non mi piace trascurarlo, ma non mi piace neanche trattarlo male. Che, nel 2016 in particolare, avrebbe significato scrivere male, editare male e postare male.
Non che abbia chissà quali competenze grafiche ed editoriali, tutt’altro. Mi arrangio, con risultati artigianali.
Però, quel poco che pubblico, vorrei che venisse letto con piacere.

Insomma, questa è la spiegazione.
Anche perché, chi scrive lo sa, nel momento in cui termina la scrittura, iniziano le revisioni. E quando finiscono le revisioni, inizia il girone infernale della spedizione ad agenti e case editrici. Un mare magnum dove devi fare attenzione a chi, come, cosa e quando spedisci, dove i tempi di risposta sono spesso biblici e dove, comunque, la maggior parte dei destinatari non ti risponderà comunque.

Adesso quest’ultima fase sta finendo. Se di risposte positive non ce ne saranno, o non abbastanza convincenti, probabilmente anche il mio Bernini sarà pubblicato con Amazon, e non è detto che sia un male.
Su vari siti di editoria si scopre non solo come le vendite di libri autopubblicati su Amazon e altri portali simili siano talvolta migliori delle aspettative, ma di come editori stranieri e italiani facciano scouting su quegli stessi portali, scommettendo sugli autori che vi hanno ottenuto buone vendite (non parlo qui di recensioni, di cui pochi si fidano).

Vedremo.

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Pubblicato da su 17 gennaio 2017 in Momenti di felicità su carta

 

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