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Tomaso Montanari e un nuovo saggio su Bernini

26 Gen

In realtà l’opera è uscita nel 2016, per i tipi di Einaudi, ma solo ora se ne comincia a parlare. Io non l’ho ancora acquistata, quindi per ora non la recensirò.

Diciamo subito che il titolo prende spunto dal ciclo di documentari – splendidi – che lo stesso Montanari ha creato con Rai 5: andateveli a vedere, sia se vi interessa il Barocco sia se, come me fino a un paio d’anni fa, non vi piace e non lo capite.
Troverete qualcosa di straordinario: un docente universitario capace di spiegarsi in modo chiaro e brillante; una televisione anti-spettacolare e anti-retorica; una valorizzazione eccezionale dell’immagine artistica; senso critico nel medium che meno sembra attagliarvisi, il mezzo televisivo appunto.

Il nuovo saggio, a giudicare dall’anteprima che ho potuto leggere sul sito Einaudi, va al di là delle possibilità e dei tempi dei citati documentari, lanciandosi in una nuova interpretazione di Bernini che potrebbe essere qualcosa di assolutamente rivoluzionario, rispetto alla tradizione novecentesca che, da Briganti e Longhi in poi, incasellava Gian Lorenzo come il cantore, inquadrato e conformizzato, della Controriforma, di contro al genio rivoluzionario e “popolare” di Caravaggio.

Personalmente, se c’è una cosa che ho compreso di Bernini leggendo tutto quel che ho potuto trovare su di lui, è che per un concorso di circostanze – bravura, fascino, casualità, sintonia mentale con alcuni (non tutti) dei Papi che incrociò sulla sua strada – per lunghi periodi della sua lunga vita si trovò, quasi incontrastato, al centro della scena artistica romana, venendo non senza ragione definito da Francis Haskell “il dittatore artistico di Roma”.

Ma anche che in altri periodi (il papato di Innocenzo X; in parte quello di Clemente X; infine, quello di Innocenzo ) quegli stessi fattori, più altri imponderabili (ad esempio, le accuse di pedofilia al fratello Luigi nel 1670), concorsero a renderlo sgradito ai potenti di turno, a limitare molto il suo raggio d’azione, a costringerlo all’inattività o addirittura allo scacco.
bernini-busto-luigi-xiv
E qui mi riferisco al quasi totalmente inutile soggiorno a Parigi, dove il Re Sole e la sua corte finirono incredibilmente per cestinare i tre meravigliosi progetti berniniani per il Louvre; dove la statua equestre di Luigi XIV, pervenuta a Versailles dopo la morte dell’artista, non piacque al re al punto da farla trasformare ed esiliare nell’Orangerie; dove l’unica testimonianza effettiva del suo lavoro resta il busto del Re Sole, ancora visibile a Versailles.

E che, al di là delle prime apologetiche biografie (Baldinucci e Domenico Bernini), la reale personalità di Gian Lorenzo era molto meno accomodante, pacificata, diplomatica e tranquilla di quanto la si ritenesse fino a qualche anno fa.

bernini-apollo-e-dafneNo. Ve lo dico chiaro: Bernini era collerico. Bernini era prepotente, arrogante, presuntuoso. Bernini era permaloso ed estremamente competitivo, non solo con i rivali affermati (Mochi, Algardi, Duquesnoy, Borromini, Maderno…) ma con i suoi stessi allievi, come dimostra il trattamento riservato a Giuliano Finelli, coautore della Dafne, che si autoesiliò a Napoli pur di potersi affermare fuori dal cono d’ombra del maestro che tanto aveva promesso e nulla mantenuto.

Lo testimoniano non solo lettere, avvisi di Roma, cronache; ma il documento più straordinario, in quanto “in presa diretta”, sull’artista, che è il diario del nobiluomo francese Paul Fréart de Chantelou, che ebbe il compito di servire e accompagnare ovunque Bernini durante il soggiorno parigino dell’estate 1665.
Lo testimonia, più di ogni altra cosa, il suo comportamento del 1638 verso Costanza Piccolomini e il fratello Luigi Bernini. Ma questa è un’altra storia…

tomaso-montanari-la-liberta-di-berniniTomaso Montanari 
La libertà di Bernini
La sovranità dell’artista e le regole del potere
2016
Einaudi, Saggi
pp. XXIV – 328
€ 42,00
ISBN 9788806203498

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Pubblicato da su 26 gennaio 2017 in Momenti di felicità su carta

 

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