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Mare, volontariato & tagliatelle fatte a mano

16 Ago

Torno da un weekend lungo a Cesenatico che, del tutto inaspettatamente, mi ha fatto di nuovo apprezzare, dopo tanti anni di cordiale indifferenza, la Romagna.

Premessa: il centro storico di Cesenatico è stupendo, …

e se non l’avete mai fatto vi consiglio caldamente di andarci almeno una volta nella vita, a vedere il canale di Levante e la magica piazzetta delle Conserve (che sono poi le ghiacciaie di un tempo, utilizzate dal XVI al XIX secolo).

Ma andiamo avanti. Come sa chiunque ci sia stato almeno una volta, il mare romagnolo non è certo ‘sto granché; la maggior parte delle regioni costiere italiane offre di meglio, per non parlare di mete estere spesso anche competitive a livello di prezzo.
Come la stessa persona sa, è del resto innegabile che la costa romagnola offra molto a molti segmenti turistici: c’è molto per le famiglie con bambini, molto per i giovani, molto per gli anziani, moltissimo – in generale – per chi si vuole divertire ballando, facendo sport, andando in sala giochi, discoteca, balera, ristorante, pista ciclabile, terme…

Così, dopo tanti anni, torno in riviera e, grazie agli amici di cui sono ospite, gente che ha la casa là da sempre, vedo e faccio cose di cui non conoscevo neanche l’esistenza: come la Rostida (i pescatori che, la vigilia di ferragosto, cucinano pesce fritto e altre specialità per lunghe tavolate, con tanto di concerto live – in questo caso una tribute band di Vasco Rossi, che però ha chiuso con Romagna mia!).
Come i concerti jazz-blues all’alba.
Come il ristorante di una coop di pescatori a Milano Marittima – una gita che mi ha fatto scoprire, al di là della mia antipatia per il luogo pseudo-vip inflittomi troppe volte da mia mamma nell’infanzia, interi quartieri popolati di pini meravigliosi e altrettanto meravigliose case che non potrò mai permettermi.

O come il luogo dove ci hanno portati l’ultima sera: nel Parco di Levante, un Centro Anziani all’interno di una grande area verde, con balera, trattoria, aree per lo svago, le carte, il ballo. Ieri sera, ferragosto, c’era gente, ma non troppa, neanche in pista. Ed era gente del posto, mica turisti.
I turisti non lo sanno, non lo conoscono, magari manco gli interessa. Ci si va a piedi, o in bicicletta, o lasciando la macchina a una certa distanza. E’ relativamente lontano sia dal mare, sia dalla zona più rutilante di luci.
Si va a pagare, si aspetta che chiamino il tuo numero, si mangia roba di terra, carnazza, tagliatelle col ragù, salsiccia, piadina, salumi e poco altro; vino: sangiovese, trebbiano, pagadebit (che qui è un’istituzione).
Be’, che dire di queste tagliatelle fatte a mano? Commoventi? Offendo le rasdore se dico che il loro ragù era così saporito che sembrava quasi cinghiale?

Si noti: tutto ciò è fondato sul volontariato degli anziani. Gente in pensione, in buona o ottima forma fisica, donne robuste spesso felliniane, qualcuno con due denti in bocca ma fa lo stesso, che tengono tagliata l’erba, cucinano, stanno alla cassa, fanno manutenzione alla ex casa colonica, gestiscono la balera, il burraco, la tombola e gli altri intrattenimenti, in accordo con il Comune proprietario della struttura, che evidentemente è ben felice di questo do ut des.

A pochi passi da noi, sotto un grande gazebo un anziano deejay con cappello da cowboy dirigeva le danze, alternando un Casadei a un Santana (quest’ultimo poco ballato, devo dire). Tutta gente su di età, ma… arrivarci così alla loro età! A Mantova, non lo so quanti ne abbiamo di anziani così bravi in pista. Alcuni ballano in gruppo, ciascuno a sé stante; ma la vera meraviglia sono le coppie, quelle affiatate, che le vedi fiere e sorridenti della loro maestria, che si fanno i complimenti e vengono vestiti bene, perché il ballo è una cosa seria e si fa con i vestiti eleganti.
Sarei rimasta una settimana a guardarli.

E intanto, facendo andare le mascelle e guardando i ballerini e sentendo la musica che, nel suo contesto, quello giusto, mi piaceva, a me e pure al mio compagno, che quando è roba valida lo capisce prima di me, pensavo e dicevo ai nostri interlocutori:
– Certo, tutto molto bello.
– Già. Chissà quanto durerà – fa la mia amica. – Figurati se le generazioni più giovani saranno capaci di tirare ancora la sfoglia così.
– Ma non è tanto quello. A cucinare si impara, se uno ha passione. E’ che nel frattempo è cambiato tutto il contesto. Questi hanno lavorato fino a una certa età, poi sono andati in pensione, sono ancora relativamente giovani, sono sani, a casa si romperebbero le balle e invece qui sono una famiglia, si divertono, hanno il tempo e la voglia e la salute. Quelli che sono giovani adesso, sì e no hanno un lavoro, la pensione sì e no la vedranno, contributi non ne versano abbastanza e comunque non ci potranno andare prima dei settant’anni e peggio. Quando saranno vecchi, dovranno continuare ad arrabattarsi per integrare quella misera pensione, letteralmente non potranno permetterselo di fare volontariato, e comunque saranno molto più vecchi di questi qua.

Che tristezza. Tutto cambia, la società cambia, la gente muore. Ma con questa generazione di romagnoli, disponibile e generosa, morirà anche un certo tessuto fatto di solidarietà, di scambio di tempo ed esperienza, di passione condivisa. Cambierà tutto, tutto sarà spazzato via.
Tra cent’anni quel posto lì, con il burraco, la balera e la tombola, sarà uno dei tanti bar italiani in mano ai cinesi. Seri, lavoratori, che non ridono mai.
Tutto avrà un prezzo, anche se basso, i cinesi non han tempo da perdere né lavoro gratuito da offrire. Le tagliatelle chissà chi le farà, i ballerini moriranno e al loro posto ci saranno le slot.

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Pubblicato da su 16 agosto 2017 in Diario

 

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